Costi più che raddoppiati in un anno e margini in caduta libera: gli agricoltori rinviano le concimazioni mentre cresce l’allarme per la tenuta dell’intera filiera

ROVIGO – Il prezzo dell’urea, fertilizzante chiave per le principali colture del Polesine, è ormai fuori controllo. In dodici mesi si è passati da circa 40 euro al quintale agli attuali 100 euro, una crescita che mette in seria difficoltà le aziende agricole della provincia. A pesare è anche il quadro geopolitico internazionale: la possibile chiusura dello Stretto di Hormuz rischia di aggravare ulteriormente la situazione, con ripercussioni su tutto il comparto seminativo.

Secondo gli operatori del settore, il problema non è tanto la disponibilità del prodotto quanto il suo costo, diventato insostenibile. L’urea è fondamentale per lo sviluppo del mais, soprattutto nella fase iniziale: in pochi mesi le piante passano da pochi centimetri a oltre tre metri di altezza, ma senza un adeguato apporto nutritivo questo processo rischia di rallentare drasticamente.

“La crescita regolare delle colture è a rischio senza una concimazione adeguata”, spiega il presidente di Cia Rovigo, Erri Faccini. “E lo stesso vale per il grano: senza urea in quantità sufficiente si riduce il contenuto proteico, con effetti diretti sulla qualità delle farine”.

Il rincaro sta già influenzando le scelte degli imprenditori agricoli. Molti stanno valutando se posticipare o addirittura rinunciare alla prima fase di concimazione, prevista proprio in questo periodo. Una decisione difficile, dettata da una semplice domanda: conviene investire con questi costi?

Il settore primario si conferma ancora una volta l’anello più fragile della catena economica. Gli agricoltori escludono di poter trasferire gli aumenti sui consumatori finali, ma questo significa una drastica riduzione dei margini. E il rischio, nel medio periodo, è concreto: tra energia cara e gasolio agricolo in aumento, diverse aziende potrebbero essere costrette a chiudere.

Un primo segnale è arrivato dal Governo con il credito d’imposta sul carburante agricolo, ma secondo le associazioni di categoria si tratta di un intervento insufficiente. “Servono misure straordinarie, come già accaduto durante la pandemia”, sottolinea Faccini. “Non bastano dichiarazioni di principio: occorrono interventi concreti e mirati”.

L’appello si estende anche all’Unione Europea, chiamata a una risposta coordinata. “Le decisioni devono guardare all’intero continente e non agli interessi di pochi Stati membri”, conclude il presidente. Nel frattempo, nei campi del Polesine, l’incertezza cresce insieme ai costi.

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