Rovigo fece la sua parte. La nostra città, come tante altre in Italia, seppe accogliere questi connazionali, offrendo loro un rifugio e una speranza

ROVIGO – Anche Rovigo ha celebrato  il Giorno del Ricordo, in memoria delle Vittime delle foibe, dell’Esodo Istriano, Fiumano, Giuliano e Dalmata e delle vicende del confine orientale. La giornata ha avuto però una duplice cerimonia, è stato infatti ricordato anche Giovanni Palatucci nell’80° anniversario della sua morte,  avvenuta nel campo di concentramento di Dachau.

Giovanni Palatucci, nato a Montella il  31 maggio 1909 è morto nel campo di sterminio di Dachau il 10 febbraio 1945. E’  stato un poliziotto italiano, commissario di pubblica sicurezza. Medaglia d’oro al merito civile  per aver salvato la vita ad oltre cinquemila ebrei durante la seconda Guerra Mondiale e, per questo, anche nominato Giusto tra le nazioni.  

La Giornata si è aperta con la commemorazione di Palatucci e lo svelamento dell’ulivo piantato, in sua memoria, nella parte esterna della sede della Questura (LEGGI ARTICOLO). Fra le numerose autorità presenti, il sindaco Valeria Cittadin, il prefetto Franca Tancredi, il presidente della Provincia Enrico Ferrarese, il Questore Eugenio Vomiero, oltre ad una rappresentanza delle varie Forze dell’ordine. A seguire è stata deposta una corona d’alloro in piazza Palatucci e la cerimonia è proseguita in Provincia per  la commemorazione del Giorno del Ricordo,  con i saluti istituzionali e gli interventi di Flavio Ambroglini presidente del Comitato Palatucci e degli studenti di vari istituti della provincia.

“Oggi ci ritroviamo qui, nel Giorno del Ricordo, per onorare una delle pagine più dolorose della nostra storia nazionale: le Foibe e l’Esodo giuliano-dalmata. Una tragedia – ha detto il sindaco di Rovigo Valeria Cittadin – che per troppo tempo è stata ignorata, minimizzata, talvolta persino negata, ma che oggi trova finalmente il posto che merita nella memoria collettiva del nostro Paese.

Le Foibe furono un dramma nazionale. Migliaia di italiani nelle terre di confine furono perseguitati, torturati e uccisi solo perché italiani. Un’epurazione etnica e politica, alimentata dall’odio ideologico e nazionalista anti-italiano, che non può essere né giustificata né dimenticata. Le vittime delle foibe non furono colpevoli: furono martiri della violenza e dell’intolleranza.

Ma il dramma non si fermò lì. Centinaia di migliaia di italiani di Istria, Fiume e Dalmazia furono costretti ad abbandonare la loro casa, la loro terra, le loro radici. Esuli nella loro stessa patria, accolti troppo spesso con freddezza, se non con ostilità, da un’Italia che non seppe immediatamente riconoscere la loro sofferenza.

Eppure, Rovigo fece la sua parte. La nostra città, come tante altre in Italia, seppe accogliere questi connazionali, offrendo loro un rifugio e una speranza. In via Sichirollo 32, dove oggi sorge la scuola dell’infanzia Principe di Napoli, un tempo si trovava un CPR – un campo per rifugiati e profughi istriani e dalmati. Un luogo di dolore, ma anche di coraggio e solidarietà, che testimonia come il nostro territorio sia stato partecipe di questo grande esodo e abbia saputo tendere la mano a chi aveva perso tutto”.

“Il ricordo non è solo memoria: è impegno. Per troppi anni – ha sottolineato Valeria Cittadin -questa tragedia è stata taciuta, ma oggi siamo qui per ribadire con forza che la verità non si cancella e la storia non si riscrive.

Purtroppo, ancora oggi esistono persone e gruppi che continuano a vedere la storia in modo unidirezionale e anacronistico, ignorando deliberatamente i fatti o cercando di distorcerli. Anche nella nostra città, non molto tempo fa, abbiamo ascoltato dichiarazioni inquietanti, negazioniste, provenienti da alcune associazioni, che tentano ancora di minimizzare questa tragedia o di metterla in secondo piano.

Non possiamo permetterlo. Ricordare è un dovere morale, una responsabilità che abbiamo nei confronti di chi ha sofferto e di chi ha perso la vita per il solo fatto di essere italiano. È un impegno che rinnoviamo oggi, affinché la storia venga raccontata con onestà e giustizia.

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