ROVIGO – Nel giorno del 17 maggio, dedicato alla Giornata Internazionale contro l’Omolesbobitransfobia, torna al centro del dibattito pubblico il tema dei diritti, dell’inclusione e della libertà di espressione. A Rovigo, l’attenzione è rivolta al primo Pride cittadino, in programma il prossimo 20 giugno, evento che segnerà una tappa storica per il territorio polesano.
A intervenire è Bruna Giovanna Pineda di Rifondazione Comunista della Provincia di Rovigo, che richiama il significato profondo della manifestazione e le sue radici storiche. “Il Pride nasce dalla rivolta di Stonewall del 1969, quando una comunità stanca di discriminazioni e violenze decise di rivendicare il diritto a esistere nello spazio pubblico”, afferma. “Da quella notte è nato un movimento globale che ancora oggi continua a chiedere uguaglianza, sicurezza e dignità”.
Il Rovigo Pride, promosso dal Comitato Rovigo Pride insieme a diverse realtà associative del territorio, viene definito da Pineda “un atto di visibilità, partecipazione democratica e cura collettiva”, capace di inserire finalmente la città “nella rete delle comunità che scelgono inclusione e rispetto”.
Nel mirino dell’esponente di Rifondazione finiscono invece le recenti dichiarazioni della sindaca Valeria Cittadin, che aveva definito il Pride una “provocazione ideologica” e una forma di “esibizionismo”. (LEGGI ARTICOLO) Parole che, secondo Pineda, “rappresentano un segnale di chiusura che non rispecchia una città che vuole crescere e aprirsi al futuro”.
Secondo Rifondazione Comunista, la sicurezza urbana non può essere costruita “attraverso repressione e limitazioni”, ma riportando vita e relazioni negli spazi pubblici. “Il Pride riempie le piazze, crea comunità e contrasta quell’odio che troppo spesso cresce nell’isolamento e sui social”, sostiene Pineda. “Le strade sicure sono quelle vissute, non quelle svuotate dalla paura”.
L’intervento si allarga poi alla situazione economica e sociale della provincia. Rifondazione evidenzia dati preoccupanti: la fuga dei giovani, l’invecchiamento della popolazione, salari bassi e perdita di potere d’acquisto delle famiglie. “Una città che perde giovani e competenze non può permettersi di perdere anche diritti e libertà”, dichiara Pineda. “Osteggiare un evento che parla di identità e partecipazione significa trasmettere l’idea di una Rovigo ripiegata su se stessa”.
Nel comunicato si sottolinea inoltre come il “vero imbarazzo” non sia il Pride, ma “l’assenza di politiche sociali efficaci, la precarietà diffusa e la mancanza di prospettive per le nuove generazioni”.
Infine, l’appello alle istituzioni locali: “Chi governa dovrebbe favorire dialogo, diritti e partecipazione, non alimentare diffidenze e pregiudizi”. Per Rifondazione Comunista, il Pride del 20 giugno rappresenta “un’opportunità per costruire una Rovigo più giusta, accogliente, moderna e sicura per tutte e tutti”














One Comment
fatelo a casa vostra