ROVIGO – Il rugby riprese a respirare ancora prima che la guerra finisse. Appena due settimane dopo la liberazione di Roma, ci furono i primi allenamenti e partite. I protagonisti furono soprattutto i rugbysti che si trovavano arruolati nelle truppe alleate: sudafricani, neozelandesi e inglesi incrociarono squadre di rugbysti romani. Quando gli Alleati raggiunsero Milano, accadde la stessa cosa: in campo anche Maci Battaglini e Vittorio Dall’Ara con la maglia dell’Amatori Milano contro il Pretoria regiment sudafricano (qui sotto il Corriere della Sera 10 giugno 1945).

Fino alla pubblicazione del libro “Li chiamarono Bersaglieri” (2022, Piazza Ed.) si riteneva che Rovigo avesse giocato la prima partita il 2 settembre 1945 contro il 255° reggimento britannico. In realtà Rovigo fu la prima squadra veneta, insieme a Padova, a riprendere l’attività: tra luglio e agosto giocò due volte contro Padova e due volte contro Bologna, vincendole tutte nettamente tanto da meritare il titolo del Corriere dello Sport (qui sotto Il Corriere dello Sport 3 agosto 1945 e il Corriere dello Sport 10 agosto 1945).


Il primo quindici rodigino che scese in campo dopo la fine della guerra, nel derby amichevole del primo luglio 1945, vinto 17-3, vide Giambattista Sartori; Mario Lanzoni, Oddone Pavan, Vittorio Dall’Ara, Aristeo Scipioni; Maci Battaglini, Italo Costantini; Riccardo Santopadre, Giordano Campice, Alfredo Andreoli; Miglioli, Checco Battaglini; Vittorio Borsetto, Mario Turcato, Giovanni Siligardi. I punti vennero realizzati da Checco Battaglini, Dall’Ara e Turcato.
E’ quasi inspiegabile come la squadra di rugby riuscì ad emergere così rapidamente nel panorama ovale italiano disastrato per l’altro tributo di giocatori caduti sui fronti di guerra e fatti prigionieri (alcuni tornarono a casa dopo il referendum del 1946), oltre alle miserevoli condizioni sociali ed economiche della provincia di Rovigo, per quanto risparmiata dai bombardamenti che hanno flagellato Roma, Milano e gli altri centri industriali. Le trasferte si facevano a bordo dei camion Dodge americani, talvolta presi a prestito (memorabile una trasferta della Triestina a Roma), per ovviare alle linee ferroviarie distrutte. Le amichevoli postbelliche erano occasioni per mangiare qualche boccone in più rispetto al quotidiano grazie agli scambi alimentari tra le squadre, terzi tempi antelitteram, dove a volte “sparivano” capi di pollame e prosciutti, lasciando di stucco i malcapitati.
Intanto quel Rovigo “araba fenice” giocava e vinceva rifilando batoste a tutti: Udine, Parma, Bologna, Padova, in casa e in trasferta. Il 1945 si concluse con dieci vittorie in dieci partite amichevoli, 226 punti fatti e 47 subiti Quando nel febbraio 1946 iniziò il primo campionato del dopoguerra, quella squadra continuò a macinare gli avversari: Parma, Bologna e Unione Sportiva Bolognese, cinque vittorie e un pareggio e poi la Giovinezza Trieste nei quarti di finale, battuta due volte (qui sotto
Rovigo e Giovinezza Trieste 23 aprile 1946).

Anche la fortissima Roma di Barillari, Silvestri, Gabrielli e Francesco Vinci, in tournèe nel nord Italia per prepararsi alle finali, pagò dazio ai rossoblù, che li batterono il 5 maggio 1946 per 15-11 al termine di una partita ricca di azioni roboanti, mete, e drop. Fu la prima di una serie di epiche sfide tra Rovigo e Roma che caratterizzarono gli anni ’50 (qui sotto L’Osservatore del Polesine – 5 maggio 1946).

La prima semifinale con la Ginnastica Torino venne giocata a Rovigo il 19 maggio. Contrariamente alla solita strategia, stavolta fu il Rovigo a partire convinto e a marcare due mete con il solito Mario Lanzoni (trasformate da Maci) per concludere la prima frazione in vantaggio 10-3. La Ginnastica Torino però reagì e nel secondo tempo, grazie ad un drop del navigato Vigliano e ad un calcio piazzato di Dotti, pareggiò i conti. A undici minuti dalla conclusione un calcio di punizione convertito da Maci Battaglini permise ai rodigini di vincere la prima semifinale. Fu l’ultima di una serie di venti partite senza sconfitte, serie iniziata 11 mesi prima, nel luglio 1945. Un record tuttora imbattuto anche se comprende le partite amichevoli. A Torino il Rovigo fu sconfitto 14-9 e per soli due punti di differenza venne eliminato. Ma nell’estate sarebbe giunto da Roma Antonio Radicini, il primo vero allenatore per i rampanti rossoblù dopo anni di soluzioni autarchiche (qui sotto il Rovigo nel 1947 con Antonio Radicini).

Stava per cominciare una nuova era: Maci Battaglini e Vittorio Borsetto in Francia, il ritorno e il seguente ciclo degli scudetti dal 1951 al 1954.
(tratto da “Li chiamarono Bersaglieri”, 2022, Piazza Ed.).
Alberto Guerrini
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