Il vicesindaco Stefano Segantin di Giovanni Rossi non partecipa alla conviviale di Coldiretti dopo la consegna del premio e la benedizione dei mezzi agricoli

BADIA POLESINE (Rovigo) – “Non si fa propaganda politica in chiesa” tuona il vicesindaco Stefano Segantin, reduce dalla cerimonia che, domenica scorsa ha assegnato il premio San Giorgio (promosso dalla locale Coldiretti) all’ex presidente di Proloco Giuseppe Romani.

Se sul premiato “…persona stimata da tutti” nessuno solleva obiezioni, il vicesindaco di Badia eccepisce sul contesto e sulla forma della premiazione, precisando: “Non si fa cerimonia laica durante la funzione religiosa, semmai la si fa dopo o al pranzo che segue. In chiesa si va a pregare; punto”. E ricordando un suo predecessore (Gianni Stroppa) che declinò l’invito con analoghe argomentazioni il vicesindaco punta il dito contro Mario Cabassa, accusandolo di essersi appropriato della cerimonia orientandola a suo piacimento, persino nella distribuzione dei posti.

È inconcepibile – sottolinea Segantin – che il consigliere di Lendinara Natale Dallagà, nominato assessore e vicesindaco dalla prima cittadina Francesca Zeggio, sia stato relegato in seconda fila quando nella prima c’era un amministratore di Badia Polesine (il consigliere Ivo Baccaglini con l’assessore regionale Valeria Mantovan). È inconcepibile che per due volte sia stata nominata l’assessore regionale Valeria Mantovan e mai il rappresentate locale del Comune”. Non solo, ma l’assessore badiese insinua l’utilizzo del premio da parte di Cabassa (da qualche tempo approdato in Fratelli d’Italia) per fare “campagna acquisti” e propaganda personale. “Ma queste – conclude Segantin – sono cose che destabilizzano. Anche il sindaco è indispettito da quanto è successo”.

Segantin, dopo l’esibizione della banda musicale “Bosi” dell’Alto Polesine e la benedizione dei mezzi agricoli in piazza San Giorgio, “per protesta” ha disertato il pranzo seguito alla cerimonia.

Insomma, senza entrare nel merito dell’accaduto, domenica 24 novembre, si sono appalesate quelle crepe nella maggioranza di cui la piazza vocifera da tempo.

Ugo Mariano Brasioli

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