ROVIGO – Ci si può impegnare per cercare di minimizzare rischi e danni certi all’ambiente e salute pubblica, ma il biometano fatto bene non esiste. Lo ha spiegato il biologo Gianni Tamino all’incontro organizzato all’hotel Cristallo dalla rete dei comitati Polesani a difesa dell’ambiente e della salute insieme ad Italia Nostra di Rovigo con i relatori, tra gli altri, Maria Grazia Bonfante, coordinatrice di Terre Nostre nazionale, l’agronomo Andrea Bregoli e il medico Adele Pazzi (LEGGI ARTICOLO).
Oltre 200 persone hanno ascoltato le posizioni dei sindaci che si sono impegnati con successo nel contrasto a questo genere di insediamenti produttivi per la lavorazione di scarti della filiera agroalimentare, reflui zootecnici, frazioni umide di rifiuti solidi urbani ed altri prodotti in ingresso facenti parte la ricetta dei Biodigestori per la produzione di biogas da trasformare in cosiddetto Biometano.
Questi impianti non sono sostenibili senza il contributo economico che viene loro assegnato per il trattamento e comunque hanno un indice di efficienza bassissimo rispetto ad altre forme per la produzione di energia, come per esempio il fotovoltaico, senza considerare che questi impianti modificano la produzione agricola in quanto prevedono colture dedicate per l’alimentazione dei Biodigestori, oltre che in incentivare gli allevamenti intensivi garantendo loro lo smaltimento dei rifiuti prodotti.
Nel corso dell’incontro sono state ascoltate le testimonianze dei sindaci di Trecenta Anna Gotti che ha espresso parere negativo all’impianto per la produzione di Biometano a Trecenta, l’esperienza del sindaco Pierluigi Mosca che ha vinto una lunga battaglia legale contro l’autorizzazione di un impianto a Papozze, del sindaco Aldo D’Achille che in virtù del suo ruolo di responsabile della salute pubblica ha chiesto integrazioni ambientali sulle ricadute degli inquinanti nel proprio territorio e ha disincentivato il richiedente nel prosieguo dell’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto, così come l’esperienza di Maria Grazia Bonfante che per il comitato Terre nostre ha lavorato in provincia di Cremona contro la proliferazione di impianti di questo tipo.
Dopo tanto impegno a difesa dell’ambiente è intervenuta anche la sindaca di Rovigo Valeria Cittadin che ha esordito affermando che probabilmente lei e la sua amministrazione si sono sbagliati, ma solo nei modi, ovvero nel non aver coinvolto preventivamente la cittadinanza, ma non nei contenuti, in quanto per Cittadin la fiducia nei tecnici regionali che hanno concesso l’autorizzazione all’impianto di Sarzano, è massima ed anzi considera mera strumentalizzazione politica, di sinistra, da parte di ambientalisti ad intermittenza (LEGGI ARTICOLO), le iniziative messe in campo contro l’impianto autorizzato alle porte di Rovigo.
Il presidente Fabio Bellettato di Italia Nostra ha dovuto più volte richiamare il pubblico intervenuto al rispetto dei ruoli, delle diverse posizioni ed al valore del confronto pubblico democratico per placare gli animi dei presenti, durante l’intervento di Cittadin.
Dopo il mea culpa parziale della prima cittadina di Rovigo, la conclusione dell’incontro è stata affidata a Bellettato che ha ricordato, sia da presidente di Italia Nostra, ma anche da iscritto a Coldiretti, come l’associazione abbia espresso un giudizio negativo sull’impianto di Sarzano troppo tardi, solo dopo l’autorizzazione ricevuta, una posizione di facciata portata avanti dal presidente Carlo Salvan che nelle settimane precedenti esprimeva parole di lode al ministro Picchetto Fratin proprio nei confronti degli impianti a Biometano e che ha visto la Coldiretti sempre distante da tutte le battaglie ambientali per il Polesine, trivellazioni in adriatico in primis.
Lucia Pozzato e Vanni Destro hanno infine presentato il manifesto da inviare alla Regione Veneto nel quale si chiede la pianificazione degli impianti al fine di evitare risvolti negativi su salute, biodiversità, economia e speculazioni finanziarie.
Si chiede l’applicazione della convenzione di Aarhus con la partecipazione dei cittadini al processo decisionale e l’accesso tempestivo alle informazioni. Al legislatore viene chiesta la reintroduzione della valutazione di impatto ambientale il monitoraggio sul funzionamento dell’impianto con sistemi automatici, la previsione di un numero massimo di sforamenti, la considerazione del digestato, infine l’applicazione dello stesso da reflui zootecnici e matrici agricole.
A regioni, città metropolitane e province viene chiesto il blocco dell’approvazione di nuovi impianti di Biometano e la pianificazione a livello regionale degli impianti nel rispetto delle distanze minime in proporzione alle dimensioni, e di almeno a 500 metri dalle abitazioni e dai luoghi di lavoro.


















