Una serata sul tema controverso del confine orientale. In Sala Soffiantini nell’Abbazia della Vangadizza il presidente dell'Istituto giuliano di storia cultura e documentazione di Trieste e Gorizia.

BADIA POLESINE (Rovigo) – Ancora una volta, in occasione del Giorno del Ricordo l’Isers (“Istituto di Ricerche Storiche e Sociali”) ha organizzato, con il patrocinio del Comune di Badia, una serata sul tema controverso del confine orientale. Questa volta in Sala Soffiantini nell’Abbazia della Vangadizza, ha invitato il professore Fulvio Senardi, presidente dell’Istituto giuliano di storia cultura e documentazione di Trieste e Gorizia.

La sala era sostanzialmente gremita a conferma dell’immutato interesse per le problematiche concernenti quel confine “amarissimo”, come lo definì nel 2023 il prof. Raoul Pupo; un’area segnata da profondi conflitti identitari, cambiamenti di confine e drammi umanitari.

Quest’anno la conferenza si è focalizzata sulla difficile convivenza fra Italiani e slavi tra la fine Ottocento e la Guerra Fredda, affrontando le tensioni distintive e nazionaliste di quella regione, attraverso l’analisi delle complesse relazioni tra le due comunità nel contesto storico giuliano.

Aperto dal saluto istituzionale dell’assessore Valeria Targa (che ha annunciato l’installazione di un nuovo impianto audio per la sala Soffiantini), l’incontro ha affrontato l’emergere dei nazionalismi contrapposti (italiano, sloveno e croato) già all’interno dell’Impero Austro-Ungarico. Una situazione complessa che trasformò la convivenza multietnica in uno scontro politico per l’egemonia territoriale. Persino Mazzini nel 1866, all’indomani della Terza Guerra d’Indipendenza, espresse dissenso per l’esclusione delle terre dell’Alto Adriatico orientale dai confini del nuovo Stato italiano, definendo la questione giuliana un’incompiuta del Risorgimento.

Anche se non mancarono alcune convergenze trasversali in funzione anti Asburgica, le istanze autonomiste di lingua e cultura prevalsero e connotarono i 150 anni di storia esaminati dal professore. Ci furono tentativi di slavizzazione favoriti dagli Asburgo, prima, e di “italianizzazione forzata” attuata dal regime fascista che alimentarono l’odio, fino ad arrivare alla violenza sistematica Titina e agli eccidi delle foibe.

L’Esodo Giuliano-Dalmata che ne seguì, anche in seguito alla ridefinizione dei confini, completò il dramma che la lunga contesa diplomatica, nel contesto della “Realpolitk” della Guerra Fredda, silenziò per lunghi anni.

La dotta disamina fatta dal prof. Senardi, ha guidato i presenti ad un approccio storiografico innovativo, teso a superare le stereotipie delle contrapposizioni, perché l’enumerazione dei torti, l’inventario degli scheletri e degli assassinati non fa che fomentare inutili e pericolosi contrasti. Per ricostruire una storia possibilmente condivisa, ognuno dovrebbe avere il coraggio di guardare ai lati oscuri e silenziati del proprio passato ed iniziare ad ascoltare la verità e il dolore dell’altro. Emblematico in questo senso è quanto avvenuto il 13 luglio 2020, quando i presidenti Sergio Mattarella (Italia) e Borut Pahor (Slovenia) si sono recati insieme a Trieste per onorare i luoghi simbolo delle rispettive memorie.

Molte ed interessanti le domande finali del pubblico al professore. Compiaciuto dell’esito della serata il presidente dell’Isers, Livio Zerbinati, che ha parlato di “Un incontro di straordinaria levatura culturale”.

Questa mattina, 11 febbraio, il professore ha incontrato gli studenti del Balzan e dell’Einaudi, parlando dei grandi autori di quell’epoca, da Italo Svevo a Joyce, per sottolineare l’importanza della convivenza fra culture diverse.

Ugo Mariano Brasioli 

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