Il senso più profondo del 25 aprile è stato sondato dallo storico Marco Chinaglia, per il quale il significato morale della Resistenza sta nell’aver ritrovato la dignità dell’uomo

BADIA POLESINE (Rovigo) – La celebrazione del 25 aprile a Badia è iniziata nell’aula consigliare del Municipio, affollata di cittadini, autorità civili (il Viceprefetto Vicario Valeria Gaspari, il sindaco Giovanni Rossi, assessori e consiglieri), rappresentanti d’arma, Polizia municipale ed il sindaco dei ragazzi Giacomo Madaghiele.

Se il Viceprefetto ha richiamato alla necessità di ricordare per comprendere il valore della libertà, il senso più profondo del 25 aprile è stato sondato dallo storico Marco Chinaglia, per il quale il significato morale della Resistenza sta nell’aver ritrovato la dignità dell’uomo. 


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È stato, il suo, un discorso complesso, articolato, lucido, che ha attraversato gli ultimi due secoli di storia citando i badiesi coinvolti, dai volontari nelle tre guerre d’indipendenza, tra cui i celebrati Pasquale e Romeo Turolla, ai moti bracciantili della Boje, ai caduti polesani nella Grande Guerra (un centinaio badiesi). Cruciali furono gli scontri sociali del “biennio rosso” e del “biennio nero” che portarono alla presa del potere del fascismo e alle “leggi fascistissime”, dopo il delitto Matteotti. Un susseguirsi di eventi nazionali, internazionali e di figure locali fra attentati, rappresaglie, violenze, stragi e rastrellamenti, passando per il beffardo destino del badiese Aldo Finzi fascista (tra i responsabili del delitto Matteotti ) che finì tra i 335 delle Fosse Ardeatine. Infine i bombardamenti alleati che colpirono Badia, con dieci vittime civili e danni ingenti (Borgo San Nicolò, il ponte sull’Adige, la linea ferroviaria e l’ospedale) e l’eccidio della famiglia Rossi in via Colombano (il 25 aprile del 1945), epilogo locale di quelle tristissime vicende.“Si compiva così, con immensi lutti e sofferenze, la Liberazione delle nostre terre”.

Quel che resta è però la memoria della volontà di riscatto degli italiani che vide combattere fianco a fianco anarchici, comunisti, socialisti, democristiani, repubblicani, azionisti, esponenti liberali, monarchici, perfino i martoriati ebrei, in un processo che portò alla nascita della Repubblica e alla redazione della Costituzione. Da culture, ideologie e storie diverse, nacque la speranza tradotta nell’azione politica che ha portato a livello continentale, alla Comunità Europea. 

“Se ci pensiamo bene, – ha concluso il prof. Chinaglia – ecco cosa resta veramente dello spirito del 25 Aprile, l’esigenza di una visione che si riappropri di un vero e proprio spirito di unità che ci riporti a quel rispetto totale ed integrale della persona umana e dei suoi diritti per cui lottarono le nostre Madri ed i nostri Padri”. 

In questo mondo complicatissimo, stravolto rispetto al quadro finora conosciuto, oggi come allora dovremo cercare la vera natura del nostro stare assieme affermando che la libertà d’espressione, il libero arbitrio, la tolleranza nei confronti delle idee altrui sono legati ad alcuni principi non negoziabili. Per farlo ci vuole un patto trasversale alle generazioni, con una rinnovata alleanza educativa, nel rispetto di tutti. Ognuno facendo la propria parte, uscendo dall’egoismo potremmo contribuire ad un reale cambiamento nel modo migliore possibile.

È seguito il rituale omaggio ai caduti elencati nel bassorilievo bronzeo posto nella torre civica, con la benedizione del parroco mons. Matteo De Mori.

Ugo Mariano Brasioli

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