ROVIGO – Non c’è ancora il closing, ma potrebbe essere questione di ore. Da almeno una settimana sono in corso trattative serrate per l’acquisizione del Rovigo Calcio. L’era del patron Roberto Benasciutti (foto in alto) potrebbe terminare dopo sette anni. L’ex presidente della Spal e attuale numero uno della società biancazzurra, dopo l’ennesima salvezza nel campionato di Promozione, potrebbe infatti lasciare la squadra del capoluogo.
All’orizzonte si profila l’arrivo di un noto imprenditore polesano, sostenuto anche da una società cittadina attiva nel settore giovanile: un connubio che, sulla carta, potrebbe rappresentare il salto di qualità tanto atteso. Come detto, però, manca ancora la firma decisiva, quella del patron Benasciutti, che interpellato sulla vicenda ha preferito non sbilanciarsi, limitandosi a un classico “no comment”.
Tra cene e incontri più o meno risolutivi, l’Amministrazione comunale, sollecitata nei mesi scorsi anche dalla tifoseria biancazzurra, segue con attenzione l’evolversi della situazione. “Preferisco non commentare – ha sottolineato il vicesindaco e assessore allo Sport Andrea Bimbatti – posso solo augurarmi un futuro radioso per il Rovigo Calcio”.
Sullo sfondo restano anche i possibili interventi allo stadio Gabrielli
La struttura necessita di ben più di un semplice restyling: se ne parla da anni. Lo stesso vicesindaco lo aveva annunciato durante la festa provinciale dell’AIA di Rovigo (LEGGI ARTICOLO), garantendo agli arbitri la permanenza della loro sede all’interno dell’impianto.
È chiaro che Rovigo merita una categoria superiore, se non addirittura due. La Serie D potrebbe rappresentare un obiettivo alla portata della nuova cordata di imprenditori e professionisti, un progetto che dovrà necessariamente prendere forma entro la fine del mese, nel rispetto delle scadenze previste dalla FIGC.
Il primo indizio del cambiamento in atto è arrivato con l’addio del direttore sportivo Massimo Bovolenta. Il ds ha infatti sposato il progetto dell’Adriese, appena retrocessa in Eccellenza. Negli ultimi anni il Rovigo ha attraversato diversi scossoni societari. Con l’ingresso di Cesare Trio (LEGGI ARTICOLO) e l’acquisizione del 50% delle quote sembrava essere arrivata la svolta, ma così non è stato (LEGGI ARTICOLO).
Benasciutti è rimasto di fatto da solo, sostenuto da alcuni sponsor
La città non ha risposto come sperato e i risultati sportivi non sono stati all’altezza delle aspettative. Tra cambi di allenatore e rivoluzioni nell’organico, è mancata la continuità necessaria per dare solidità a un progetto che ha visto alternarsi troppo spesso i protagonisti.
La Promozione sta stretta a una città capoluogo. Il settore giovanile necessita di nuovo impulso e lo stadio ha bisogno di essere aggiornato alle esigenze del 2026: non è più pensabile giocare e allenarsi con impianti d’illuminazione inadeguati.
C’è molto da fare anche sul fronte della sostenibilità
Il Gabrielli è una struttura datata, con costi di gestione elevati e sempre più difficili da sostenere. Serve una svolta green che consenta di ridurre le spese per acqua, energia elettrica e gas. Con centinaia di atleti che ogni giorno frequentano l’impianto, la strada del risparmio energetico appare ormai obbligata.
Il concetto di visione
I soldi, da soli, non bastano. Nel breve periodo possono aiutare a tamponare criticità e garantire stabilità, ma non sono sufficienti a costruire un futuro solido. Per rilanciare davvero il Rovigo Calcio, al di là dei risultati sportivi, serve una visione chiara: un progetto credibile, sostenibile dal punto di vista economico e profondamente radicato nel territorio. Un percorso capace, nel tempo, di generare risorse proprie e raggiungere un equilibrio gestionale. Senza queste fondamenta, il calcio – come gran parte dello sport professionistico e semiprofessionistico – rischia di reggersi su equilibri sempre più fragili, esponendosi periodicamente a crisi e ridimensionamenti.
Giorgio Achilli

















