Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil puntano il dito contro le gravi condizioni di lavoro nella cucina della mensa ospedaliera gestita da Dussmann. Sotto accusa il malfunzionamento degli impianti di climatizzazione e l'assenza di risposte da parte dell'Ulss 5 Polesana. Annunciato il ricorso agli organi di vigilanza se la situazione non verrà risolta.

ADRIA (Rovigo) – L’emergenza caldo arriva anche nelle cucine dell’Ospedale di Adria, dove le addette alla mensa della società Dussmann sono costrette a lavorare in condizioni definite «insostenibili» dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.

Con una nota formale inviata lo scorso 25 giugno, le tre sigle hanno denunciato una situazione di grave stress termico all’interno dei locali cucina, dove le temperature hanno raggiunto i 32,7 gradi centigradi, a causa del malfunzionamento dei vecchi impianti di climatizzazione.

Secondo i sindacati, il momentaneo abbassamento delle temperature esterne registrato negli ultimi giorni rappresenta soltanto una tregua temporanea e non risolve una criticità strutturale destinata a ripresentarsi con il ritorno delle ondate di calore.

«Non è accettabile che nel 2026 ci siano ancora lavoratrici costrette a operare per ore in una cucina dove si superano i 32 gradi. La salute e la sicurezza devono venire prima di ogni altra considerazione. Chiediamo all’Ulss 5 Polesana e a Dussmann di intervenire immediatamente con soluzioni strutturali, perché non si può continuare a confidare in un abbassamento temporaneo delle temperature», dichiarano Elisa Cavallaro, Filcams Cgil, Mirta Zanforlini, Fisascat Cisl e Michela Bacchiega, Uiltucs Uil.

Le segreterie territoriali esprimono massima solidarietà, pieno sostegno e vicinanza alle lavoratrici della mensa, che, pur operando in un contesto di forte disagio, continuano a garantire con senso di responsabilità un servizio essenziale come quello della preparazione dei pasti destinati ai pazienti dell’ospedale.

La vicinanza delle organizzazioni sindacali viene inoltre estesa a tutte le lavoratrici e i lavoratori che, in diversi comparti del territorio, sono quotidianamente chiamati a svolgere la propria attività in condizioni ambientali proibitive e lesive della dignità della persona.

«Le lavoratrici stanno dimostrando un grande senso di responsabilità continuando a garantire un servizio essenziale ai pazienti nonostante condizioni di lavoro estremamente gravose. A questa professionalità devono corrispondere risposte altrettanto responsabili da parte della committenza e dell’azienda appaltatrice. Il silenzio e l’inerzia non sono più tollerabili».

Le tre sigle ribadiscono che la tutela della salute non può essere considerata un optional né un costo comprimibile. Pur individuando nell’Ulss 5 Polesana, proprietaria della struttura e committente del servizio, la principale responsabilità della situazione, i sindacati sottolineano come anche Dussmann, in qualità di azienda appaltatrice, debba attivarsi concretamente per arrivare a una soluzione definitiva del problema.

Secondo le organizzazioni sindacali, il comportamento di entrambe le parti sarebbe caratterizzato da una inerzia ritenuta inaccettabile, in netto contrasto con lo spirito dell’Ordinanza della Regione Veneto sull’emergenza caldo, che riconosce le elevate temperature come un fattore di rischio primario per la salute dei lavoratori.

Le sigle ricordano inoltre di aver già richiesto formalmente l’adozione di contromisure urgenti, senza però ricevere alcuna risposta concreta.

«Se non arriveranno interventi concreti e immediati, saremo costretti a coinvolgere gli organi di vigilanza e ad attivare tutte le iniziative sindacali necessarie. La tutela della salute delle lavoratrici non è negoziabile: chi ha responsabilità nella gestione della struttura deve assumersi fino in fondo i propri doveri».

Alla luce del perdurare della situazione, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil annunciano che, in assenza di risposte concrete, si rivolgeranno agli organi di vigilanza competenti, riservandosi inoltre di attivare tutte le iniziative di mobilitazione ritenute necessarie per salvaguardare la salute, la sicurezza e la dignità delle lavoratrici impegnate nel servizio mensa dell’ospedale adriese.

La replica

“In merito alle segnalazioni riguardanti la mensa dell’Ospedale di Adria – comunica l’Ulss 5 Polesana –  l’Azienda sta monitorando con attenzione la situazione, determinata dalle eccezionali temperature registrate nelle ultime settimane, superiori ai valori per i quali l’attuale impianto di climatizzazione era stato originariamente dimensionato.

L’Azienda ha già avviato le necessarie verifiche tecniche e organizzative, anche in raccordo con i soggetti competenti per la gestione del servizio, valutando possibili interventi di raffrescamento integrativo per migliorare il comfort degli ambienti nel più breve tempo possibile. L’obiettivo resta quello di garantire condizioni di lavoro adeguate e la continuità del servizio”.

One Comment
  1. i sindacati come sempre con gli occhi foderati pdi prosciutto racido:si preoccupano delle mense,ma non taccono minimamente le problematiche dei campi e caporalato…li è ttroppo difficile..megli oscegliere le copse semplici

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