Il "padre" dell'accordo che lega il Comune di Rovigo con l'Ente socio assistenziale più grande della provincia di Rovigo spiega la genesi della convenzione

ROVIGO – Al termine di una settimana molto agitata dal punto di vista amministrativo e politico per il caso Iras, che non ha trovato l’approvazione della maggioranza del consiglio comunale nelle due proposte, entrambe bocciate (LEGGI ARTICOLO), la prima presentata dalla Regione del Veneto su modica dell’accordo preso in prefettura a Rovigo, valore oltre 10 milioni di euro, la seconda presentata dal capogruppo Lega Michele Aretusini come transazione per indennizzare Iras di 3,127 milioni di euro per la restituzione unilaterale di Casa Serena, ritenuta tecnicamente impraticabile, il “padre” della convenzione che lega il proprietario di Casa Serena, il Comune di Rovigo ed il concessionario Iras, l’allora sindaco di Rovigo Paolo Avezzù, riporta i fatti che hanno generato questo tanto vituperato accordo che, secondo Iras è risolto, secondo il Comune è ancora valido.

“Dopo circa un mese dal mio insediamento come sindaco, nel giugno 2001 – ricorda Paolo Avezzù – sono stato convocato dal Prefetto con l’allora assessore ai Servizi sociali Lodi ed il presidente di Iras Pierantonio Moretto, presente il direttore del Sociale dell’Ulss Cuccuru, in cui ci fu comunicato che se Casa Serena non fosse stata messa a norma avremmo dovuto sgombrare immediatamente (il tutto comunicato anche per iscritto in modo formale), ovvero mettere 200 anziani per strada e licenziare 120 dipendenti, peraltro facendo presente che in caso contrario saremmo incorsi in numerosi reati penali, in quanto la struttura era completamente non a norma sotto tutti i profili.

Come Comune e Iras non ci siamo persi d’animo e con l’allora assessore ai lavori pubblici Luigi Paulon abbiamo fatto i primi interventi di messa in sicurezza di Casa Serena, investendo quasi 1,2 milioni di euro dalla casse del Comune, togliendole dagli interventi programmati per strade e marciapiedi, cosa che le precedenti amministrazioni di sinistra non avevano mai fatto e presentando un cronoprogramma di ristrutturazione e messa a norma. Ma le casse del Comune non ce l’avrebbero mai fatta ad affrontare negli anni i lavori previsti per 10/20 milioni di euro, ecco perché i dirigenti comunali di allora ci suggerirono di dare la gestione di Casa Serena all’Iras per 99 anni, perché solo in quel modo, se cioè Iras avesse avuto di fatto la titolarità di Casa Serena, sarebbero potuti arrivare contributi per la ristrutturazione dalla Regione Veneto e dalla Fondazione Cariparo destinati solo alle Ipab come era l’Iras, che poi in effetti arrivarono in quantità importanti.

Ecco perché fu pensata la convenzione del 2004, che non voleva certo affossare Casa Serena, ma anzi aprire l’unica possibilità di salvezza, peraltro votata da tutto il Consiglio comunale ad esclusione di Rifondazione Comunista. A conferma della nostra volontà di aiutare l’Iras, nella tanto vituperata Convenzione del 2004 avevamo garantito come Comune all’Iras un contributo di 250 mila euro per 15 anni: quindi fatti e non parole!

Ecco perché per la salvezza di Casa Serena, la tutela degli ospiti e dei lavoratori rifarei tutto, soprattutto per il motivo che allora non vi erano alternative praticabili. La amministrazione di sinistra che è venuta dopo di me ha perso una occasione nel non valorizzare le nuove cucine che erano state costruite a Casa Serena dall’Iras per dare un servizio alle scuole di Rovigo e quindi perdendo possibili introiti. In più il Consiglio comunale, su proposta dell’allora assessore Moschin, ha approvato all’unanimità il 18 ottobre 2007 di dare un contributo ad Iras per il rimborso del fondo di rotazione a suo tempo concesso dalla Regione Veneto, ordine del giorno mai attuato dall’allora amministrazione di sinistra, aggravando ancor più i conti dell’Iras. Poi qualcuno ha dormito quando attorno a noi sono sorte altre strutture private ed Iras non ha garantito la competitività, con una progressiva ed inesorabile riduzione degli ospiti e quindi degli introiti da rette, mettendo sempre più in difficoltà il bilancio dell’Ente.

La Regione Veneto ha sempre fatto la propria parte, come pure i commissari di volta in volta nominati. Durante la gestione Bergamin era già pronta una soluzione, non molto diversa da quella ereditata dalla giunta Gaffeo e quasi ogni settimana, sollecitato dall’assessore Lanzarin e dalla commissaria Stella, facevo pressioni sul sindaco Bergamin perché si approvasse un accordo di programma sul futuro di Casa Serena, che guarda caso coinvolgeva Ater e Ulss. Era il 2017/2018 e si sono persi 5/6 anni inutilmente, cosa che ha fatto anche il sindaco Gaffeo e la sua giunta che ha solo rimandato i problemi, senza prendere decisioni, aggravando sempre di più la situazione, fino ad arrivare alla situazione attuale.

Per il futuro non sono pessimista, il bilancio Iras, senza il peso di Casa Serena, è ancora sostenibile (LEGGI ARTICOLO) e conto sempre sulla lungimiranza della Regione Veneto che, assieme ai lavoratori ed ai sindacati, hanno a cuore il futuro della struttura e dell’Ente Iras nel suo complesso. Certo ci vogliono amministratori che abbiano la capacità di scelte coraggiose, noi ad inizio degli anni duemila l’abbiamo avuto, forse dobbiamo aspettare che alla guida del Comune ci siano nuovamente persone altrettanto coraggiose“. conclude l’ex sindaco di Rovigo Avezzù.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

Ultime notizie