VENEZIA – In occasione della Giornata Nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari, la UGL Salute torna a denunciare con forza una situazione che continua a rappresentare una vera e propria emergenza nazionale.
Secondo i dati diffusi dal sindacato, nel 2025 sono state segnalate quasi 18mila aggressioni, episodi che hanno coinvolto oltre 23mila operatori sanitari. Numeri sostanzialmente in linea con quelli registrati nel 2024, un dato che non può essere considerato rassicurante: al contrario, dimostra come la violenza nei confronti del personale sanitario non accenni a diminuire, nonostante il recente inasprimento delle pene previsto dalla normativa.
Il fenomeno continua a concentrarsi soprattutto negli ospedali. Pronto Soccorso, SPDC e aree di degenza restano infatti i contesti più esposti, dove medici, infermieri e operatori sociosanitari si trovano più frequentemente a fare i conti con episodi di aggressione verbale e fisica.
“La violenza contro gli operatori sanitari è diventata una vera emergenza nazionale e non possiamo più limitarci a commentare l’ennesimo episodio dopo che si è verificato”, dichiara Gianluca Giuliano, segretario nazionale della UGL Salute. “Chi lavora negli ospedali, nei pronto soccorso, nelle strutture territoriali e sui mezzi di emergenza non può continuare a svolgere il proprio servizio con la paura di essere aggredito”.
Per questo il sindacato chiede un cambio di passo immediato, rilanciando una serie di proposte avanzate da tempo. Tra le principali: presidi fissi di vigilanza nelle strutture più esposte, sistemi di controllo e monitoraggio più efficaci, protocolli operativi chiari e uniformi, oltre all’introduzione di strumenti tecnologici di allarme, come braccialetti antiaggressione e dispositivi di segnalazione rapida.
Non solo sicurezza fisica. La UGL Salute sottolinea anche la necessità di campagne di sensibilizzazione pubbliche e nelle scuole, per promuovere rispetto ed educazione civica, insieme alla tutela legale garantita dalle aziende sanitarie per gli operatori vittime di aggressioni e a un adeguato supporto psicologico per chi subisce episodi traumatici.
Proprio per dare un segnale forte nella giornata del 12 marzo, il sindacato ha scelto lo slogan “Mani che salvano vite, non bersagli di violenze”, un messaggio che sintetizza il valore del lavoro svolto quotidianamente da migliaia di professionisti della sanità e la necessità di proteggerli.
“Le norme più severe rappresentano un segnale importante, ma non bastano senza un rafforzamento concreto della sicurezza nelle strutture sanitarie”, prosegue Giuliano. “È inaccettabile che chi si dedica alla cura delle persone diventi il bersaglio della frustrazione, della rabbia o dell’inciviltà di pochi. Aggredire un operatore sanitario significa colpire l’intero sistema sanitario e minare il diritto alla salute di tutti”.
La Giornata nazionale del 12 marzo, conclude il segretario della UGL Salute, deve essere non solo un momento di riflessione ma soprattutto un’occasione per agire. Il principio da affermare è semplice: chi cura deve essere tutelato.
“Servono rispetto, educazione civica e tolleranza zero verso ogni forma di violenza”, conclude Giuliano. “La sicurezza degli operatori sanitari non è negoziabile e deve diventare una priorità assoluta, non più rinviabile”.

Per approfondire leggi anche:
Sanità, Giuliano (Ugl): “Fino a 5mila euro annui in meno per chi lavora nel Mezzogiorno”
Una nuova area integrata per l’assistenza ai malati oncologici
130.873 le prestazioni sanitarie già recuperate su 450.218 arretrate
Ultimi giorni per partecipare agli stati generali della professione infermieristica













