E’ stato proclamato a seguito del fallimento del tentativo di conciliazione presso il Ministero del Lavoro e dopo mesi di rinvii e silenzi inaccettabili.
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ROVIGO – “Anche in Polesine abbiamo scioperato e manifestato, come in tutta Italia, per ottenere il rinnovo del contratto nazionale della sanità privata Aiop e Aris, bloccato da 6 anni e per il contratto unico delle RSA fermo da 13 anni. Lo sciopero è stato proclamato a seguito del fallimento del tentativo di conciliazione presso il Ministero del Lavoro e dopo mesi di rinvii e silenzi inaccettabili.

Uno sciopero che in provincia di Rovigo ha fatto registrare un’alta adesione in particolare alla Casa di cura Madonna della Salute di Porto Viro e alla Casa di cura Città di Rovigo, leggermente più bassa alla casa di cura di Santa Maria Maddalena”. 

Sono le parole di Attilio Minichini, segreteria generale Uil-Fpl Rovigo, la manifestazione regionale si è svolta a Venezia la scorsa settimana, con un presidio a Campo San Tomà. Una delegazione è stata poi ricevuta dall’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin. Della delegazione faceva parte anche Attilio Minichini, “coralmente abbiamo ribadito che il lavoro che viene svolto nelle strutture sanitarie private accreditate è a tutti gli effetti un servizio pubblico che integra il Servizio Sanitario Nazionale e, per questo, bisogna essere chiari: chi riceve fondi pubblici deve garantire salari dignitosi, il rispetto dei diritti e dotazioni organiche adeguate.

L’inflazione aumenta e gli stipendi sono fermi, e, oltre a questo, le condizioni di lavoro diventano sempre più difficili per la fuga di personale che fa aumentare i carichi di lavoro in chi rimane, visto anche il tendenziale aumento della richiesta di prestazioni nei confronti di infermieri e Oss. In questo momento, in particolare ci sono grosse difficoltà a Fratta, dove fra l’altro sono state anche rimosse per due volte le bandiere sindacali.

Il punto è che è inaccettabile che le associazioni datoriali continuino a ignorare la richiesta che arriva da lavoratori e organizzazioni sindacali, decisi a far sì che i lavoratori della sanità privata non siano più considerati di serie B, anche perché altrimenti bisognerebbe dire che anche i servizi che offrono queste strutture sono di serie B.

Abbiamo sollecitato l’assessore Lanzarin affinché anche la Regione Veneto faccia la propria parte per inserire il criterio dell’obbligo di rinnovo del contratto per mantenere gli accreditamenti, chiedendo il vincolo attraverso la Conferenza delle Regioni, congiuntamente al Ministero della Salute per fermare quella che è una corsa al ribasso dei costi che le aziende esercitano sulla pelle dei lavoratori. Da parte sua l’assessore ha promesso che si farà carico di queste istanze”.

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