Focus sul Veneto: Lazzaro avverte su PFAS, eventi estremi e falde a rischio. “Servono pianificazione e tutela, non emergenze continue”.

Una crisi “invisibile”, ma già pienamente in corso. È il quadro tracciato da Legambiente con l’Atlante dell’Acqua 2026, presentato in vista della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo, che mette in luce le crescenti pressioni sulla risorsa idrica a livello globale e nazionale.

Dai cambiamenti climatici alla diffusione degli inquinanti, fino all’impatto sempre più rilevante della rivoluzione digitale, l’acqua emerge come una delle risorse più sotto stress. Nel mondo si estraggono ogni anno circa 4.000 chilometri cubi di acqua, mentre la domanda continua a crescere. A pesare anche fenomeni nuovi, come l’impronta idrica dei data center e dell’intelligenza artificiale, che entro il 2027 potrebbe arrivare a consumare fino a sei volte l’acqua utilizzata da un intero Paese come la Danimarca.

In Italia la situazione non è più rassicurante: il Paese è tra i primi in Europa per prelievo di acqua potabile, ma perde oltre il 42% dell’acqua immessa nelle reti, con picchi ancora più elevati in alcune aree. Intanto, i ghiacciai alpini continuano a ridursi e il fiume Po resta uno degli osservati speciali, tra crisi idrica e inquinamento.

Nel focus sul Veneto, il presidente regionale di Legambiente Luigi Lazzaro richiama l’attenzione su criticità ormai strutturali. «L’acqua è uno dei temi principali della narrazione ecologica nella nostra regione – sottolinea – e continua a essere minacciata da inquinanti chimici ed emergenti, come i PFAS».

Una regione già segnata da eventi estremi, tra siccità e fenomeni meteorologici intensi, che secondo Legambiente evidenziano l’urgenza di superare la logica emergenziale. «Affrontiamo continuamente il tema con processi che non danno risposte concrete ai territori e finiscono per impoverirli», osserva Lazzaro.

Particolarmente rilevante il tema della tutela delle falde e delle aree di ricarica idrica. «È fondamentale individuare e proteggere in modo chiaro e continuativo queste aree – prosegue – evitando che progetti impattanti ne compromettano qualità e quantità».

Il riferimento è anche a casi emblematici come quello dei PFAS in Veneto, che ha coinvolto centinaia di migliaia di cittadini, ma anche agli effetti della cementificazione e delle grandi opere sulla capacità di ricarica delle falde.

Da qui la richiesta di una nuova pianificazione regionale della risorsa idrica, capace di coniugare tutela ambientale, attività produttive e sicurezza per i territori.

Il messaggio che arriva dall’Atlante è netto: la crisi dell’acqua non è più un problema del futuro, ma una sfida già presente, che richiede scelte strutturali e non più rinviabili. Perché continuare a gestirla come emergenza, a quanto pare, non sta funzionando proprio benissimo.

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