ROVIGO – Due mesi di crisi internazionale sono bastati per mettere in difficoltà un intero comparto. Secondo l’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, l’aumento del prezzo del gasolio ha generato un extracosto di circa 150 milioni di euro per gli autotrasportatori veneti.
Il prezzo del diesel è infatti salito da 1,676 a 2,005 euro al litro, con un incremento vicino al 20%. Nonostante il taglio delle accise, l’impatto sui conti delle imprese è stato pesante, inserendosi in un contesto già fragile.
A livello nazionale, il costo aggiuntivo complessivo per il settore è stimato in 1,5 miliardi di euro, a dimostrazione di quanto il trasporto su strada sia esposto alle oscillazioni energetiche.
Il Veneto, in questo scenario, gioca un ruolo centrale: ogni anno vengono movimentate su camion oltre 148 milioni di tonnellate di merci, circa il 15% del totale nazionale.
Tariffe e squilibri territoriali
Il quadro è ulteriormente complicato dalle differenze tra Nord e Sud. Nel Settentrione, dove la domanda è più stabile, le tariffe possono arrivare fino a 1,70 euro al chilometro, mentre al Sud scendono anche a 1,10, con il problema aggiuntivo dei viaggi a vuoto.
Un divario che non riguarda solo i prezzi, ma la continuità del lavoro e la sostenibilità economica delle imprese.
Liquidità sotto pressione
A pesare non sono solo i costi del carburante. Il settore soffre storicamente di ritardi nei pagamenti che possono arrivare fino a 90 o 120 giorni, mentre le spese – carburante, pedaggi, manutenzione – devono essere sostenute subito.
Una dinamica che, con margini già ridotti, rischia di trasformare rapidamente una difficoltà temporanea in crisi strutturale.
Un settore strategico
Nel 2024 il trasporto su strada in Italia ha movimentato oltre un miliardo di tonnellate di merci, con il 97,6% dei flussi interni al Paese.
Il Nord concentra oltre due terzi dei traffici, confermando il ruolo centrale delle regioni settentrionali nei corridoi logistici nazionali.
Rischio sciopero
Intanto, le principali associazioni di categoria hanno proclamato un fermo nazionale dal 25 al 29 maggio. Il confronto con il Governo è aperto, ma il tempo stringe.
Senza interventi rapidi sulla liquidità e sui costi, il rischio è concreto: camion fermi nei piazzali non per scelta, ma perché fare il pieno potrebbe non essere più sostenibile.
E quando si fermano i Tir, di solito non si ferma solo il traffico. Si ferma tutto il resto.

















