BADIA POLESINE (Rovigo) – A tre giorni dal voto referendario, ma anche per le suppletive per la Camera dei deputati, in sala Soffiantini, la Lega ha organizzato un convegno a sostegno del “Si” referendario con la partecipazione del segretario particolare del Ministro della giustizia, l’avvocato rodigino Valentina Noce e la collega Paola Malasoma.
E’ intervenuto anche il sindaco Giovanni Rossi che ha invitato a non temere la riforma, “… che sicuramente migliorerà la giustizia”, seguito dall’intervento politico del consigliere regionale Cristiano Corazzari che, auspicando che il seggio lasciato libero da Alberto Stefani rimanga appannaggio del centrodestra, ha spiegato le ragioni del “Si”. “Una riforma che modernizzerà il sistema Paese “e che è incardinata nel contesto delle riforme governative, come quella elettorale e del premierato.


La disamina tecnica del quesito referendario è stata affrontata dall’avv. Malasoma, membro del direttivo della Camera penale rodigina, secondo la quale la separazione delle carriere equipara il nostro sistema giudiziario a quello dei paesi più avanzati, spostando i principi dal processo inquisitorio ad un sistema accusatorio prevedendo un giudicante imparziale fra accusa e difesa equiparate.
L’estrazione a sorte dei componenti del Csm, toglierà molto potere al correntismo vigente all’interno della magistratura e per questo è molto avversata dai magistrati sostenitori del “No”. L’estrazione è invece un elemento di garanzia per il cittadino e dell’intero sistema.
La riforma, non ha colore politico, anche se oggi la si è caricata capziosamente di significato politico, costituisce dunque un’opportunità per scardinare i potentati delle correnti.

Con un excursus storico Malasoma ha infatti ricordato che anche la sinistra, fino al 2022, era sostanzialmente per la separazione delle carriere. Furono infatti i Radicali che col caso di Enzo Tortora sollecitarono per primi questa necessità, invocando il principio della responsabilità dei giudici, preso atto che anziché pagare per gli errori fecero carriere folgoranti.
La riforma non scongiurerà la malagiustizia, ma modernizzerà quella esistente, ancora regolamentata da una legge ordinaria del 1941 (Dino Grandi Ministro della giustizia) poggiata sul principio di colpevolezza, in cui il Pubblico ministero aveva la funzione di aiutare il Giudice a condannare. Le riforme intervenute successivamente (per esempio quella a firma di Vassalli) modificarono il Codice di proceduta penale Rocco, introducendo il principio d’innocenza fino a condanna. Nel 1999 le sinistre introdussero anche il “Giusto processo” che poggia sull’imparzialità del Giudice in Costituzione, ma il vero problema è la “terzietà”.

La separazione delle carriere, insomma, renderà la Magistratura più libera ed indipendente, evitando le commisture di poteri che per esempio hanno portato al caso Palamara. Il sorteggio, d’altro canto, indebolirà le correnti e quel sottobosco di favori incrociati che il sistema attuale alimenta.
Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento di Valentina Noce, che si è soffermata sulle dinamiche politiche inverse di quella Magistratura che si oppone alla riforma, Magistrati che gridano al lupo, ma che hanno portato anche alla caduta di alcuni Governi.
Ugo Mariano Brasioli
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