VENEZIA – Una nuova ondata di rincari sulle bollette rischia di colpire famiglie e imprese venete, con un impatto complessivo stimato in quasi 1,7 miliardi di euro nel 2026.
È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della CGIA, che evidenzia come, a un mese dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, i mercati energetici abbiano già registrato forti tensioni: il prezzo del gas è salito dell’81%, mentre quello dell’energia elettrica del 38%.
Se i consumi dovessero rimanere in linea con quelli del 2024, l’impatto economico sarà particolarmente pesante per il sistema produttivo veneto, chiamato a sostenere circa 1,1 miliardi di costi aggiuntivi, mentre alle famiglie verrebbero imputati circa 577 milioni. E’ ancora incerto al momento, l’approvvigionamento di gas per il rigassificatore offshore di Adriatic Lng (LEGGI ARTICOLO) al largo delle coste del Polesine.
Un quadro che, pur lontano dai picchi registrati nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina, resta comunque preoccupante e fortemente legato all’evoluzione dello scenario internazionale. Oggi il gas si attesta attorno ai 58 euro per MWh e l’energia elettrica supera i 148 euro per MWh, valori inferiori rispetto ai livelli record di due anni fa ma comunque in forte crescita nelle ultime settimane.
Il Veneto si colloca tra le regioni più colpite, insieme a Lombardia ed Emilia-Romagna, a causa della maggiore concentrazione di attività economiche e consumi energetici. In particolare, le imprese risultano le più esposte agli aumenti, con un incremento stimato dei costi superiore al 13%.
Secondo la CGIA, molto dipenderà dall’evoluzione del conflitto e da un eventuale allargamento dello scenario di crisi. In caso di ulteriore peggioramento, diventerà inevitabile un intervento coordinato a livello europeo, come già avvenuto nel 2022, con misure straordinarie per contenere l’impatto dei rincari.
Sul fronte nazionale, il Governo ha già previsto interventi nel cosiddetto “decreto bollette”, attualmente in fase di approvazione, ma le risorse stanziate – circa 3 miliardi di euro – potrebbero non essere sufficienti a fronteggiare un eventuale shock energetico più prolungato.
Il rischio, evidenzia lo studio, è che l’aumento dei costi dell’energia si traduca non solo in una pressione sui bilanci familiari, ma anche in una frenata per il sistema economico, con effetti a catena su produzione, occupazione e prezzi al consumo.
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