ROVIGO – I sindacati Cgil, Cisl e Uil rimangono preoccupati per lo scenario occupazionale all’Iras di Rovigo in vista della definizione del processo di restituzione dell’immobile di Casa Serena al proprietario, il Comune di Rovigo, a fronte della corresponsione di una somma che garantirà la sopravvivenza di Iras, indebitata nei confronti delle banche che stanno chiedendo il rientro di parte delle somme affidate ed un piano industriale “credibile” che garantisca il residuo dei mutui.
Nell’incontro in Prefettura tra Comune di Rovigo ed Iras, a cui hanno partecipato anche le parti sociali con le rappresentanze delle Rsu di Iras, si sono tracciati gli scenari, già conosciuti, su cui si sta lavorando: la restituzione parziale dell’immobile, la metà lato Palazzetto dello sport, a fronte di una somma di 6-700.000 euro, oppure la restituzione di tutto l’immobile per 3,2 milioni di euro.
Alla riunione ha partecipato in collegamento anche l’Ulss 5 Polesana con il direttore dei servizi socio sanitari Marcello Mazzo in quanto nei locali di Casa Serena c’è un centro diurno per disabili che, nell’eventualità di restituzione di Casa Serena, dovrà essere spostato altrove.
La soluzione della restituzione completa di Casa Serena sembra rimanere la strada maestra in quanto consentirebbe al Comune di godere di un immobile in parte rivendibile ad Ater, interessata per la realizzazione di alloggi fino ad un tetto di spesa di circa 2 milioni di euro, e consentirebbe al Comune di poter presentare un progetto di riqualificazione complessiva di Casa Serena accedendo ai bandi messi a disposizione dal Pnrr per il sociale.
Dal punto di vista organizzativo Iras non avrebbe grandi difficoltà a gestire gli ospiti più fragili tutti a San Bortolo dal momento sono complessivamente 250 non autosufficienti (tra Casa Serena e San Bortolo) e 40 autosufficienti, a fronte di un accreditamento di 261 ospiti non autosufficienti nella sola struttura di San Bortolo.
Il problema dell’esubero eventuale degli autosufficienti dovrà essere gestito con soluzioni abitative diverse, mentre per gli altri 100 posti accreditati a Casa Serena la soluzione potrebbe essere quella di “spostarne” una trentina a San Bortolo che, rinunciando ai locali cucina, potrebbe ricavare nuovi alloggi per gli ospiti, una ventina potrebbero essere dedicati alla disabilità usando gli ospiti e gli spazi attuali del Ceod, il rimanente potrebbe essere assegnato ad altre strutture visto che l’Iras di Rovigo non li sta utilizzando.
Il contraccolpo occupazionale di una soluzione di questo tipo, ovvero la restituzione di tutta Casa Serena al proprietario, che sembra comunque la strada tracciata più probabile, sarà da valutare in fase di asseverazione del piano industriale, richiesto ad una società esterna.
I sindacati rimangono legittimamente preoccupati da una situazione non ancora chiara ed attendono rassicurazioni per il futuro dei lavoratori di Iras Rovigo.
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