L'incontro è stato organizzato dalla socia del Club Laura Riviello, dirigente scolastica da sempre impegnata nella formazione ed educazione dei ragazzi

BADIA POLESINE (Rovigo) – Continua il percorso sul tema della legalità al Rotary Club Badia Lendinara Alto Polesine con la conviviale che si è svolta mercoledì 12 aprile presso l’Emporio Borsari dal titolo “È possibile fare la differenza: tra memoria ed impegno”. 

L’incontro è stato organizzato dalla socia del Club Laura Riviello, dirigente scolastica da sempre impegnata nella formazione ed educazione dei ragazzi nella lotta contro le mafie nel nostro Paese. I relatori della serata sono stati: Cristina Marcadella, Antonio Massariolo e Remo Agnoletto

Intensa e toccante è stata la testimonianza di Cristina che dal 2017 si impegna nel tener viva la memoria di Matteo Toffanin, vittima innocente di mafia. Il tre maggio 1992, la vita di Matteo è stata stroncata a Padova, quindi in quel Veneto nel quale ancora spesso si pensa che la mafia non esista. Quello fu un anno drammatico per l’Italia contrassegnato da pagine feroci firmate dalla mafia: Capaci e via D’Amelio, mentre nel Nord est imperversava la mala del Brenta.

Matteo era un ragazzo normalissimo che stava progettando il suo futuro e che a soli ventitré anni, per uno scambio di persona (la vittima designata doveva essere il pluripregiudicato Marino Bonaldo), venne freddato a colpi di pistola mentre stava rincasando con la fidanzata. Una vita spezzata, i cui carnefici non hanno ancora oggi un nome. Cristina Marcadella era la fidanzata seduta nel sedile a fianco in macchina, anch’essa colpita dai proiettili ma che fortunatamente è riuscita a sopravvivere all’agguato. Da quest’anno, tramite l’associazione Libera, è la referente dei familiari vittime di mafia nel Veneto. A seguire è intervenuto Antonio Massariolo, giornalista e pubblicista cofondatore nel 2020 del centro di documentazione ed inchiesta sulla criminalità organizzata del Veneto, vincitore del Premio Goattin indetto dall’ordine dei Giornalisti del Veneto con un progetto di audio-documentari sui beni confiscati alla criminalità organizzata.  Antonio ha raccontato che nel Veneto laborioso ed industriale la mafia sembra sempre un nemico lontano, invece il Veneto è la seconda regione in Italia per i beni confiscati alla mafia e questo sta a significare che è ben radicata nel tessuto economico e sociale della nostra regione. Tali luoghi vengono raccontati nel suo audio-doc 109/96 “qui una volta ci stava un mafioso”. Remo Agnoletto ha parlato della “nostra” Salvaterra, paese dove viene gestito dall’associazione temporanea di scopo “salvaterra” un bene confiscato alla criminalità organizzata. Si tratta della casa della cultura e della legalità che nel 2018 è stata intitolata a Silvano Franzolin, appuntato dei Carabinieri e unica vittima polesana della Mafia. Villa Valente Crocco una grande casa con giardino, acquisita con il riciclo del denaro del commercio della cocaina, poi confiscata e attribuita al Comune di Badia Polesine per finalità sociali, grazie a “salvaterra” è oggi un bene di tutti che, ricordando chi ha dato la vita per la legalità, invita la società a reagire, a progettare e a creare luoghi di aggregazione. Qui si sviluppa apicoltura, frutteto, orti sociali, un vivaio, un giardino per le farfalle e già si prevede di impiegare persone con fragilità.

Ugo Mariano Brasioli

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