BADIA POLESINE (Rovigo) – Parlare di liberazione per molti oggi appare ozioso ed estraneo all’attualità, tant’è che una parte della classe dirigente politica, con cavillosi distinguo e tanta ignoranza storica, si aggrappa persino alla Costituzione pur di metterne in discussione il valore.
Nell’imminenza del 25 aprile (sottolineiamo giorno della liberazione dal nazifascismo), domenica 23, in quella che è divenuta una fucina del pensiero progressista (la Casa della cultura e della legalità a Salvaterra), è stato presentato da Remo Agnoletto, con la presenza dell’autore Alexander Höbel, il libro che ricostruisce il percorso politico di Luigi Longo (alias “Gallo”) dalla nascita al 1945.
Nella presentazione è stata richiamata, anche, la collaborazione del leader comunista con il lendinarese Pietro Cesare Pavanin, esponentedi una Lendinara che anche dopo l’omicidio di Matteotti, non si piegò al fascismo. Pavanin fu esule in Francia e approdò in Spagna. “Ebbe una vita rocambolesca”, sposò una russa e visse nell’Unione Sovietica prima di ritornare a casa, nel 1943, per l’ultima parte della resistenza lendinarese con Mimì Sangiorgio, Rino Avanz, Angelo Volpe ed altri.
La conferenza di domenica è stata realizzata col contributo dell’Isers “Bonaventura Gidoni”, l’Anpi e l’associazione Italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna.
Höbel, si è soffermato particolarmente sulle vicende della guerra civile Spagnola, nella quale “Gallo” (questo era il nome di battaglia di Longo) svolse un ruolo di primo piano. Ne è uscito un ritratto di dirigente comunista “politicamente abile, strategicamente intelligente, coraggioso, leale, disciplinato”. Longo operò sempre all’ombra di Togliatti nel Pcd’Italia ma con idee politiche proprie, spesso con un ruolo di mediatore fra le diverse anime della resistenza antifascista. Il suo percorso è stato argomentato fino alla liberazione, quando ormai Longo era un eroe della Resistenza, vicesegretario del partito insieme a Secchia. Nel racconto ha fatto capolino anche la moglie Teresa Noce, dalla quale successivamente Longo si separò. Il libro riferisce anche nel dettaglio le peregrinazioni di Longo per commissariati, prigioni, campi di internamento e smistamento.
Non si poteva forse pretenderlo da chi è responsabile della Scuola di formazione politica “Gramsci-Togliatti” in un lavoro che è frutto dell’attività dell’autore come borsista presso la Fondazione Luigi Longo ma, è mancato qualsiasi riferimento critico sul personaggio e sull’ideologia che ne sosteneva l’azione. Potremmo dire che, in prossimità del 25 aprile, ci si sarebbe aspettati una prospettiva più ecumenica, così come l’apologia del personaggio trascurato un dato incontrovertibile: il ruolo della geopolitica internazionale (in quel caso la latitanza delle democrazie europee) che determinò l’esito della guerra civile in favore di Franco e di tutti gli eventi successivi.
Nulla avrebbe tolto alla statura di “Gallo”, “…al quale, secondo Höbel, bisognerebbe intitolare più strade e monumenti”. In definitiva, almeno per chi non sia apertamente allineato sul pensiero di sinistra (o post comunista), pur nella comprensione di quel drammatico periodo storico, dopo oltre settant’anni si è evinta la percezione di una visione partigiana di un concetto di democrazia oggi, a torto o a ragione, superato.
Insomma: la storia è storia ma va letta sul suo prodotto. Poiché le beatificazioni quasi mai sono veritiere e l’agiografia non è mai laica, nel racconto di Höbel, sembra prevalere un percorso definito in partenza, compresa l’enfatizzazione delle intuizioni e delle “prefigurazioni” di quanto sarebbe avvenuto in futuro.
Questo nulla toglie al valore dell’antifascismo, che però non fu un’esclusiva comunista.
Ugo Mariano Brasioli
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