Crediti in ricerca e sviluppo. La proroga? Fondamentale per fare chiarezza

Una situazione che nel solo Veneto si stima di almeno 100 milioni di euro di crediti d'imposta maturati dal 2011 al 2018 e che riguardano poco meno di 3 mila imprese

ROVIGO – È in arrivo nel DL Aiuti Ter la proroga di un anno per la restituzione del credito di imposta parametrato agli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, effettuati da molte imprese della provincia. Una situazione che nel solo Veneto si stima di almeno 100 milioni di euro di crediti d’imposta maturati dal 2011 al 2018 e che riguardano poco meno di 3 mila imprese. Senza la proroga molte aziende, entro la metà di dicembre, avrebbero dovuto restituire al Fisco 1/3 del bonus percepito, a causa di una interpretazione dell’Agenzia delle Entrate. 

L’ulteriore anno servirà alle imprese ad ottenere, come recita la norma, “una certificazione che attesti la qualificazione degli investimenti effettuati o da effettuare ai fini della loro classificazione nell’ambito delle attività di ricerca e sviluppo, di innovazione tecnologica e di design, e innovazione estetica ammissibili al beneficio”.

Così il bonus, che prevede un credito d’imposta del 25%, in casi specifici elevato al 50%, per lo sviluppo di nuovi prodotti, l’innovazione e il design, è diventato un boomerang a causa del cambio di interpretazione dell’Agenzia delle Entrate per restringere, in corso d’opera, le maglie dei beneficiari. Infatti, a fronte dei 3 miliardi originariamente stanziati per il bonus, le imprese ne hanno richiesto ben 8 miliardi ed ora sono in attesa di chiarezza sull’utilizzo. 

Può un’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate sia valere quanto una norma, sia essere applicata retroattivamente alle imprese? L’Agenzia delle Entrate, infatti, è intervenuta solo in corso d’opera, riducendo i confini del concetto di “innovazione” che era stato interpretato dai fruitori come “innovazione realizzata in azienda”. Il Fisco, invece, ha stabilito solo nel 2018, quindi dopo 3 anni dall’avvio degli incentivi, che deve trattarsi di un’innovazione di cui non si riscontrino eguali in giro per il mondo, facendo riferimento, anche per gli anni precedenti, ai criteri di classificazione OCSE, tra cui il c.d. Manuale di Frascati, che solo l’anno scorso è stato tradotto in italiano. Le sanzioni per le imprese sono pesanti: si tratta del 100% del credito d’imposta non spettante, con risvolti anche penali che prevedono la detenzione fino a 6 anni per i casi di utilizzo dei crediti ritenuti inesistenti per l’importo superiore a 50 mila euro all’anno.

Così mentre l’Unione Europea, con il nuovo programma Horizon 2021/2027, ha stanziato 95,5 miliardi per garantire finanziamenti a breve e lungo termine per la ricerca e l’innovazione, in Italia l’Agenzia delle Entrate sta effettuando le verifiche sui crediti d’imposta in R&S utilizzati dalle imprese, dando quindi l’avvio ad una campagna massiva di controlli con i questionari alle imprese, che si sono aggiunti alle riprese a tassazione già formulate per gli anni 2012-2014.

“L’intervento del governo su tale tema è sicuramente da apprezzare – osserva Riccardo Borgato presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Rovigo – in quanto il provvedimento che prevedeva il riversamento del credito di imposta alla scadenza del 31 ottobre 2022 era alquanto lacunoso e difficile da interpretare, tanto più che dallo studio dello stesso si era giunti alla considerazione finale che l’adesione poteva in realtà essere controproducente per i contribuenti. Difficoltà ulteriormente aggravate dall’assenza di una circolare interpretativa da parte della stessa Agenzia delle Entrate che su tale argomento ha invece assunto interpretazioni e posizioni alquanto critiche sempre ex post all’applicazione della normativa. La posizione più delicata assunta dalla stessa Agenzia delle Entrate è comunque la qualificazione “acritica” dei crediti contestati quali “inesistenti” che nel caso del superamento della soglia di euro 50.000,00 annui comporta la contestazione anche dal punto di vista penale.” 

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