Cia Rovigo lancia l’allarme: cetrioli, lattuga e zucchine moltiplicano il loro valore nella filiera, mentre i produttori devono fare i conti con costi in aumento, siccità e margini sempre più ridotti. Il presidente Erri Faccini chiede regole più eque e maggiore tutela per il comparto agricolo
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ROVIGOLa frutta e la verdura diventano sempre più care per i consumatori, ma agli agricoltori rimane una quota sempre più ridotta del valore finale del prodotto. È il paradosso denunciato da Cia Rovigo, che attraverso un’analisi sui prezzi della filiera agroalimentare evidenzia una distanza crescente tra quanto viene riconosciuto ai produttori e quanto viene richiesto sugli scaffali della grande distribuzione.

Il caso più emblematico riguarda i cetrioli: agli imprenditori agricoli viene riconosciuto mediamente un prezzo di circa 0,40 euro al chilogrammo, mentre nei supermercati arrivano a costare circa 2,99 euro al chilogrammo, con un incremento lungo la filiera del 674%.

Situazione simile per la lattuga cappuccia, pagata ai produttori circa 0,70 euro al chilogrammo e venduta nei punti vendita della grande distribuzione a circa 3,90 euro al chilogrammo, con una crescita del prezzo pari al 457%. Anche le zucchine mostrano una differenza significativa: agli agricoltori vengono riconosciuti circa 0,30 euro al chilogrammo, mentre sugli scaffali dei supermercati polesani raggiungono mediamente 1,99 euro al chilogrammo, con un aumento del 563%.

Secondo l’analisi realizzata da Cia Rovigo, l’estate ha visto un’impennata dei prezzi di numerosi prodotti ortofrutticoli, ma senza un conseguente beneficio economico per chi coltiva la terra. Un fenomeno che si inserisce in un quadro nazionale caratterizzato da una crescita dell’inflazione: secondo gli ultimi dati Istat, a giugno l’indice dei prezzi al consumo ha registrato un aumento del 3% su base annua.

«Questa è la legge del mercato al contrario – sottolinea Cia Rovigo – perché aumentano i prezzi per i consumatori, mentre gli imprenditori agricoli continuano a vivere una fase di forte difficoltà economica».

A spiegare le ragioni di questa situazione è il presidente di Cia Rovigo, Erri Faccini, rappresentante dell’organizzazione agricola polesana impegnata nella tutela delle imprese del settore primario.

Secondo Faccini, infatti, il problema non riguarda soltanto il prezzo di vendita dei prodotti, ma anche l’aumento generalizzato dei costi di produzione. «Sono cresciute le spese fisse – evidenzia il presidente – a partire dall’energia elettrica, dal gasolio agricolo e dai costi necessari per il funzionamento degli impianti di irrigazione».

Un aggravio ancora più pesante in una stagione segnata da condizioni climatiche difficili, con ondate di calore anomale e una siccità persistente. Per ortaggi e frutta, infatti, l’acqua rappresenta una necessità quotidiana e il ricorso all’irrigazione comporta ulteriori uscite per le aziende.

Il nodo principale resta però quello della distribuzione del valore all’interno della filiera. «Va sfatato un luogo comune – afferma Erri Faccini – perché non sono gli agricoltori a stabilire il prezzo finale dei prodotti. Al contrario, spesso ricevono proposte economiche al ribasso che permettono alle aziende di restare appena sopra la soglia di sopravvivenza».

Una situazione che, secondo il presidente di Cia Rovigo, rischia di mettere in difficoltà il futuro dell’agroalimentare locale. «In queste condizioni – osserva – non può esserci prospettiva per un settore fondamentale per il territorio».

La richiesta dell’organizzazione agricola è quindi rivolta alle istituzioni, chiamate a creare condizioni più favorevoli per chi lavora nei campi. Tra le priorità indicate c’è l’applicazione delle norme contro la concorrenza sleale previste dall’ultimo Dl Agricoltura, con l’introduzione di strumenti capaci di controllare e sanzionare pratiche dannose per il mercato agroalimentare, come la vendita di prodotti sottocosto.

Un altro tema centrale riguarda il rapporto con la grande distribuzione organizzata, per la quale Cia Rovigo auspica un confronto finalizzato alla costruzione di un vero patto per la valorizzazione delle produzioni locali.

L’obiettivo, secondo l’associazione, deve essere duplice: garantire agli agricoltori una remunerazione adeguata e offrire ai consumatori maggiore trasparenza sulla qualità e sull’origine dei prodotti acquistati.

Infine, viene evidenziata la necessità di ridurre il peso della burocrazia. Gli agricoltori, sottolinea Erri Faccini, sono costretti a dedicare troppo tempo a pratiche amministrative e rendicontazioni che rallentano il lavoro quotidiano delle aziende.

Il messaggio finale di Cia Rovigo è chiaro: l’agricoltura deve tornare al centro delle politiche economiche e territoriali. «Gli agricoltori restano i primi custodi dei territori – conclude Faccini – e quando un’azienda agricola chiude non è soltanto una perdita economica, ma una sconfitta per tutta la comunità».

Prezzo agricolo (in media, al kg) Prezzo finale (in media, al kg) Rincaro

Cetrioli 0,40 2,99 +647%

Cipolle bianche 1 3,99 +299%

Lattuga 0,70 3,90 +457%

Melanzane 0,90 2,49 +176%

Pomodoro (cuore di bue) 0,80 3,99 +398%

Zucchine 0,30 1,99 +563%

Albicocche 1 3,99 +299%

Anguria 0,60 1,30 +100%

Meloni 0,80 2,99 +273%

Pesche 1,50 3,99 +166%

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