ROVIGO – Un tentativo organizzato e tecnologicamente sofisticato per introdurre droga e telefoni cellulari all’interno della casa circondariale è stato sventato a Rovigo grazie all’intervento della Polizia Penitenziaria. L’operazione, avvenuta il 21 marzo 2026, ha portato all’arresto in flagranza di quattro persone, sorprese mentre cercavano di utilizzare un drone per far entrare materiale illecito nell’istituto.
A darne notizia è stata la Procura della Repubblica locale, guidata dalla procuratrice Manuela Fasolato.
Secondo quanto ricostruito, i quattro indagati – tre cittadini albanesi e uno italiano, tutti incensurati – stavano tentando di introdurre sostanze stupefacenti e dispositivi di comunicazione destinati ai detenuti. L’operazione ha permesso di sequestrare circa 300 grammi di hashish, suddivisi in più involucri, 13 telefoni cellulari con accessori, oltre a un consistente quantitativo di denaro contante pari a 28.000 euro.
Non solo: gli agenti hanno rinvenuto anche radiocomandi, batterie e strumenti tecnici, utilizzati per pilotare il drone, oltre a due autovetture ritenute funzionali all’azione illecita. Un sistema articolato che evidenzia come i tentativi di introdurre materiale proibito negli istituti penitenziari stiano diventando sempre più complessi e organizzati.
Dopo l’arresto, i quattro soggetti (gli albanesi A.X. del 1996, M.A. del 1995, V.R. del 1997 ed un italiano M.E. del 1994) sono stati messi a disposizione della Procura, che ha richiesto la convalida e l’applicazione della misura cautelare in carcere. Il 24 marzo 2026 il giudice per le indagini preliminari ha convalidato gli arresti, disponendo tuttavia l’obbligo di dimora nei comuni di residenza, con divieto di uscire nelle ore notturne e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per quattro giorni a settimana.
L’operazione ha visto un impegno diretto e significativo del personale della Polizia Penitenziaria, che ha agito con professionalità e tempestività , riuscendo a bloccare sul nascere un’attività illecita potenzialmente pericolosa per la sicurezza interna dell’istituto.
Il caso conferma il ruolo centrale della Polizia Penitenziaria nel garantire non solo l’ordine all’interno delle carceri, ma anche nel contrastare fenomeni criminali che si sviluppano all’esterno e che cercano di infiltrarsi nel sistema penitenziario.
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