ROVIGO – Presentato nella frazione di Sarzano il nuovo impianto, giustamente definito di trattamento rifiuti, per la produzione di biometano da rifiuto organico e frazione verde.
“Un impianto gestito da un’azienda partecipata in house providing e non da una società finanziaria privata rende la cosa meno peggio del solito – afferma Vanni Destro per la Rete dei comitati polesani a difesa di salute e ambiente, oltre che attivista ambientale per Italia Nostra, riferendosi al proponente, la società interamente pubblica Ecoambiente – perchè la gestione dovrebbe essere più corretta e i controlli più stringenti.
Destro non nega la forte impressione di inutilità , con qualche aspetto peggiorativo rispetto all’esistente, e pone delle considerazioni.
“L’impianto è previsto per 50.000 tonnellate di materiale, ma, secondo l’ultimo rapporto Ispra le tonnellate disponibili per Ecoambiente daranno intorno alle 44.000.
Speriamo che per avere l’intero tonnellaggio non si approvigionino altrove” afferma Destro.
“Di fatto non ha un rendimento energetico positivo in quanto, lo ammettono le società di gestione di questi impianti, oltre i 20-25 km. di distanza dal biodigestore del materiale da conferirvi consuma più energia di quanta ne produca.
La distanza tra Melara e Scardovari è di 125 km. per dire.
Poi c’è la questione degli incentivi Pnrr assegnati per la decarbonizzazione, ma la CO2, non fossile, viene comunque liberata nell’atmosfera e nelle fasi di purificazione e nell’intero ciclo di lavorazione si disperde almeno il 10% del metano prodotto che come gas serra è 80 volte peggiore della CO2. Per il funzionamento del biodigestore viene inoltre usata energia elettrica presa dalla rete e prodotta con combustibili fossili.
L’impatto ambientale viene rilevato sulle emissioni in loco di PM10, ma non vengono considerate le più pericolose PM2,5 e non è stato neppure calcolato il giro dei venti.
Ricordiamo che l’impianto è realizzato a ridosso della più grande discarica polesana, ad 1 km. e mezzo dal centro di Villadose e a 4,5 dal centro di Rovigo che conta circa 100 sforamenti annui ai limiti previsti per la accettabile qualità dell’aria. Da ultimo sarebbe stato opportuno una valutazione di impatto complessivo in area vasta, non semplici analisi in zona impianto”.
“Sarebbe inoltre auspicabile che Ecoambiente si dotasse di mezzi a biometano per evitare di spostarlo lontano con incremento di inquinamento e traffico – aggiunge Destro ricordando che – ogni ulteriore microgrammo di inquinanti immessi nell’aria già pessima di queste lande si può trasformare in malattie respiratorie, cardiovascolari o neoplastiche. Sorvolo su odori e proliferazione di insetti che ci saranno inevitabilmente”.
Destro ritorna quindi alla considerazione iniziale: “un impianto gestito pubblicanente non presenta problematiche finanzoarie e non dovrebbe presentare problemi di mala gestione, ma, legato ad una tecnologia comunque imperfetta presenta criticità non risolte”.

















