Dal 25 al 27 giugno prenderà il via la fase operativa di “EXE PO 2026”, la grande esercitazione nazionale di protezione civile dedicata alla gestione del rischio idrogeologico e idraulico nell’intero bacino del fiume Po. Un banco di prova complesso che coinvolgerà istituzioni, strutture operative e volontariato in uno scenario ispirato alla storica alluvione dell’ottobre 2000.
L’iniziativa è coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile, in collaborazione con AIPo e con le Regioni Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. L’obiettivo è testare la capacità di risposta del sistema nazionale di fronte a una piena straordinaria, verificando sul campo flussi di comunicazione, modelli di intervento e meccanismi di allertamento.

Un test su scala interregionale per il sistema di emergenza
Nel corso dell’esercitazione verranno attivati diversi scenari operativi che interesseranno l’intero bacino del Po. Le strutture di coordinamento saranno messe alla prova sia a livello locale che nazionale, con particolare attenzione alla gestione delle informazioni e al coordinamento tra enti.
Saranno coinvolte le colonne mobili del volontariato di protezione civile e squadre tecniche specializzate impegnate nelle verifiche dei danni su infrastrutture, edifici e reti strategiche. In campo anche tecnologie avanzate come droni per il monitoraggio degli argini, idrovore e il modulo europeo ad alta capacità di pompaggio (HCP), pensato per le emergenze idrauliche più critiche.
Soccorso alla popolazione e scenari sanitari complessi
Una parte significativa dell’esercitazione sarà dedicata alla gestione dell’assistenza alla popolazione, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili e alla tutela degli animali.
Tra gli scenari previsti anche il simulato trasferimento sanitario: le stazioni ferroviarie di Bologna e Poggio Rusco (Mantova) diventeranno teatro di un treno sanitario impiegato per l’evacuazione simulata dei pazienti dall’ospedale di Pieve Coriano.
IT-alert e grandi dighe: il test del sistema di allarme pubblico
Particolare rilievo avrà la sperimentazione del sistema nazionale di allarme pubblico IT-alert, focalizzato sul rischio “collasso grandi dighe”. Le simulazioni interesseranno due aree: la diga di Porto della Torre, tra Lombardia e Piemonte, e la diga di Salionze, in provincia di Mantova.
Ciciliano: “Un test decisivo per il sistema Paese”
““EXE PO 2026” rappresenta un’importante occasione di verifica della risposta operativa del sistema nazionale di protezione civile agli eventi di piena e di alluvione” ha sottolineato il Capo Dipartimento Fabio Ciciliano.
Il dirigente ha evidenziato come l’esercitazione permetterà di testare allertamenti, soccorsi e assistenza alla popolazione, oltre alla tutela degli animali e alla valutazione dei rischi: “Un test importante per affinare le procedure operative e garantire che ogni livello istituzionale, dal locale al nazionale, sappia muoversi all’unisono per la tutela del territorio e delle comunità”.
Formazione e prevenzione al centro dell’iniziativa
Oltre all’aspetto operativo, “EXE PO 2026” rappresenta anche un’importante occasione formativa per operatori, tecnici e volontari. L’esercitazione punta inoltre a sensibilizzare le popolazioni residenti nelle aree del Po sui corretti comportamenti da adottare in caso di rischio alluvionale, rafforzando la cultura della prevenzione e della sicurezza.

















