Il candidato del Partito Democratico alle Regionali: «Tema cruciale per la salute e la libertà delle donne. In Veneto serve più attenzione alla prevenzione e alla giustizia riproduttiva»

LENDINARA – «Oggi in Italia la fertilità è un privilegio per chi può permetterselo». Parte da questa constatazione la petizione nazionale per la crioconservazione gratuita degli ovociti, firmata anche da Stefano Borile, candidato del Partito Democratico al Consiglio regionale del Veneto.
Una firma che per Borile rappresenta non solo un gesto simbolico, ma un impegno politico: se eletto, ha dichiarato di voler tenere viva l’istanza di migliaia di donne che chiedono il riconoscimento della fertilità come diritto di salute pubblica e di giustizia sociale, e non come privilegio economico.

La petizione, rivolta al Governo e ai Presidenti delle Regioni, chiede di inserire la crioconservazione preventiva gratuita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), estendendola a tutte le donne e persone con utero fino ai 40 anni, e non solo per motivi oncologici. Oggi, infatti, il congelamento degli ovuli è interamente a carico di chi non rientra in percorsi di cura contro il cancro, con costi fino a 7.000 euro più spese annuali di mantenimento.

Per Borile, ingegnere e consigliere comunale a Lendinara, da sempre impegnato su ambiente, sociale e sanità pubblica, il tema tocca uno dei punti deboli della politica sanitaria regionale: «In Veneto si parla troppo di efficienza e troppo poco di equità. La salute delle donne, la tutela della fertilità e l’accesso alla prevenzione non possono restare questioni marginali».

La petizione chiede inoltre la creazione di un Registro Nazionale della Crioconservazione, standard condivisi per i centri pubblici e campagne informative trasparenti, per costruire una cultura della fertilità libera da stigma e da logiche di mercato.

Un’iniziativa che, nelle intenzioni di Borile, non resterà un semplice atto elettorale:

«Se avrò la fiducia dei cittadini, porterò in Regione questa istanza come parte di una politica sanitaria più giusta e più vicina alla vita reale delle persone. Nessuna donna dovrebbe essere costretta a scegliere tra la propria salute e il proprio conto in banca».

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