BADIA POLESINE (Rovigo) – Il 27 gennaio 2026 il Comitato Famigliari della Casa del Sorriso ha incontrato il CdA della Casa del sorriso per un aggiornamento della situazione dell’Ente e per ridefinire il costo delle rette applicate agli ospiti.
“In merito a quest’ultima voce – fanno sapere quelli del Comitato – si è stabilito che dal primo di marzo le rette aumentassero di un euro al giorno per tutti gli ospiti, indistintamente. Vale a dire che l’aumento mensile, sarà di circa 30 euro al mese. Pur essendo un aumento contenuto questa cifra andrà comunque ad incidere sull’economia di ogni famiglia”.
Il presidente Tommaso Zerbinati ricordando come l’ultimo intervento simile risale all’ottobre del 2024 (LEGGI ARTICOLO), ha sottolineato come vi sia stata una volontà unanime di tenere basso l’aumento anche per essere concorrenziali con le altre strutture limitrofe. Naturalmente, l’auspicio è che anche nel prossimo futuro non ci siano altri aumenti, tanto più che la situazione economica dell’Ente sembra che stia lentamente migliorando e che si possa intravedere una luce in fondo al tunnel. Secondo l’analisi del Comitato, la situazione generale delle IPAB nel Veneto, ancor critica, potrebbe essere risolta con una Buona Riforma. “Le IPAB sono penalizzate, sotto diversi aspetti, rispetto le case di riposo private. Il personale tende a spostarsi nelle Ulss dove i carichi di lavoro sono meno pesanti, mettendo in difficoltà le strutture anziani. Le rette, a loro volta, tendono ad aumentare mettendo in difficoltà le famiglie e le case di riposo che faticano a ricevere impegnative residenziali dalla regione”. La speranza è che il nuovo governatore del Veneto, Alberto Stefani, sia disponibile a discutere questo problema che si trascina da almeno un ventennio.
Sul tema è intervenuto Guglielmo Brusco, ex Assessore alle Pari Opportunità della provincia di Rovigo, chiedendo “Ma voi dei Comitati Famigliari – Casa del Sorriso di Badia Polesine, conoscete cosa dice l’Art. 6 c. 4 della Legge 328/2000, “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”, la riforma fondamentale del welfare in Italia? Se sì, perché da anni non avete richiesto al vostro CDA e ai vari Presidenti, che a pagare le integrazioni delle rette per le persone ricoverate in letti convenzionati, con un reddito ISEE più basso del costo della retta, siano i comuni e non i famigliari? Famigliari che, per il rispetto dei LEA, non dovevano pagare nulla anche per i famigliari con Alzheimer, di un certo livello (in questo caso era la Regione che doveva pagare)?”
Insomma, sostiene Brusco, se il Comitato conosceva questa normativa, perché non ha fatto valere le leggi che difendono le famiglie più deboli? Leggi che ad esempio non prevedono per i letti convenzionati, siano fatti sottoscrivere impegni di spesa a famigliari che non sono tenuti, per legge, a sottoscrivere un bel niente?
“Per quelli che hanno purtroppo pagato e non avrebbero dovuto pagare anche cifre pesanti, vista la normativa statale, – conclude Brusco – pensate di far loro restituire i soldi a loro illegittimamente prelevati?”, invitandoli a chiedete al Presidente Zerbinati, a capire “…se quello che vi ho detto corrisponde al vero, oppure se vi ho raccontato delle frottole?”
Al momento risulta che i famigliari sono stati opportunamente avvisati, ma l’iter per far valere i propri diritti non è semplice e solo alcuni hanno scelto questo percorso.
Ugo Mariano Brasioli













