Cia Rovigo: “In provincia stimati oltre 1 milione di euro di danni. Servono soluzioni di sistema”

ROVIGO – Il caldo anomalo di questa prima fase dell’inverno ha messo ko le colture autunno-vernine, fra le quali tutti i radicchi, il cavolo broccolo, il cavolo rapa, le insalate, le verze, i porri e i finocchi. Le perdite delle rese, secondo un report di Cia Rovigo, sono dell’ordine del 30%, per un valore stimabile, fino a questo momento (a livello provinciale), di oltre 1 milione di euro. “I radicchi, in particolare, stanno soffrendo della mancanza delle gelate mattutine – puntualizza Cia Rovigo – Ragion per cui non si stanno sviluppando in maniera adeguata, mentre, a cascata, le qualità organolettiche degli stessi non risultano d’eccellenza come negli anni passati”. Stando all’ultima relazione dell’Arpav sulla risorsa idrica, “in pianura il mese di dicembre è stato uno dei dieci più miti degli ultimi trent’anni: particolarmente calda la terza decade con addirittura 4 gradi in più rispetto alla media”. Problemi pure per le falde, nonostante le piogge di questi giorni. “La situazione di scarsità della risorsa idrica, pur se in lieve miglioramento, permane in pianura con livelli in linea o inferiori rispetto ai minimi assoluti mai registrati a fine dicembre negli ultimi vent’anni”. Per arrivare alla prossima primavera con una situazione non lontana da quella usuale “servirà un’ultima parte della stagione invernale con precipitazioni ben superiori alla norma”. Per quanto riguarda le portate dei principali fiumi della provincia, l’Adige (stazione di Boara Pisani) registra un -16%, mentre il Po addirittura un -36%.

“Stiamo attraversando nuovamente una situazione di emergenza – sottolinea il presidente di Cia Rovigo, Erri Faccini – Le piogge dei giorni scorsi non sono bastate a colmare il gap venutosi a creare”. Non solo. Il fatto che il vero freddo sia giunto in ritardo, aggiunge, “pone un problema relativamente alla gestione fitosanitaria delle coltivazioni. Il caldo anomalo che si è verificato non ha di certo contribuito a ridurre la presenza di insetti, ad esempio le cimici, e le malattie fungine”. “Il settore agricolo rimane costantemente sotto pressione – prosegue il presidente – Diventa allora indispensabile valutare, assieme alle Istituzioni, soluzioni di sistema che permettano agli agricoltori di continuare a vivere del proprio lavoro”. Nello specifico, per tentare di far fronte alla siccità, conclude, “è necessario investire sulla rete idrica esistente con interventi di integrazione, miglioramento ed automazione in grado di stivare, e centellinare, grandi quantità di acqua. Operazione, questa, finalizzata ad un’idratazione costante e capillare del territorio, col vantaggio, anche, di una costante ricarica  delle falde”.

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