ROVIGO – Sulla recente autorizzazione regionale per l’impianto di trattamento rifiuti della filiera agroalimentare per la produzione di biometano (LEGGI ARTICOLO) intervengono il segretario del Pd di Rovigo Francesco Gennaro ed i consiglieri comunali Diego Crivellari e Franco Palmiro Tosini. “Non possiamo continuare a subire passivamente il proliferare di impianti a biometano in Polesine, gestendo il fenomeno a spot, cioè focalizzandoci di volta in volta sui vari progetti presi singolarmente. E’ il momento di gestire questa fase con un approccio di livello diverso, tramite una regia accorta che abbia come primo interesse il nostro Polesine” afferma Gennario, neosegretario del Partito democratico di Rovigo (LEGGI ARTICOLO).
“E’ fuori discussione il nostro appoggio alla produzione di energia rinnovabile, ma come mai per il biometano viene quasi sempre individuato, come territorio nel quale costruire determinati impianti, il Basso Veneto, Polesine in primis? Questa proliferazione è riconducibile al soddisfacimento del fabbisogno energetico, appunto, del Polesine, o va a beneficio di altri territori che, semplicemente, collocano altrove ciò che non vogliono sul proprio suolo?”
“E ancora. Il fenomeno del biometano è in qualche modo “governato” da una regia istituzionale, con una visione d’insieme, o viene piuttosto lasciato a investitori privati, ognuno dei quali persegue esclusivamente e singolarmente il proprio interesse? Esiste una qualche ricaduta positiva, in termini di indotto o di occupazione, nelle aree che ospitano queste tipologie di impianti? L’iter autorizzatorio a oggi previsto consente alle comunità di informarsi ed essere informate tempestivamente di progetti in itinere che vadano a impattare sul loro territorio o, piuttosto, è necessario cambiare qualcosa?”.
“Non sono questioni banali, ma, nel dibattito che vediamo svilupparsi in questi giorni, paiono mancanti. Una responsabilità, senza dubbio, è della Regione del Veneto, che ha fallito completamente, in anni di conduzione a centrodestra, nello sviluppo di un piano programmatico, assistendo inerte alla “colonizzazione del Polesine” da parte di proponenti il biometano, ennesima prova di come la nostra provincia non goda di alcuna considerazione da parte della Regione”.
“Non è pensabile che ogni progetto in grado di suscitare contrarietà venga automaticamente ‘scaricato’ in Polesine, a oggi tra le prime tre provincie in Italia, sia che si consideri il rapporto tra energia prodotta e abitante, che quello fra energia prodotta e superfice. Verrebbe spontaneo domandarsi se non abbiamo già dato”.
“La storia del Polesine è una storia di vero e proprio sfruttamento energetico, a partire dalle estrazioni di gas metano che, sino agli anni Sessanta, hanno sostenuto la ricostruzione e il boom dopo la Seconda Guerra Mondiale, a un prezzo tuttavia altissimo: la subsidenza e l’abbassamento della costa. Proprio su questo versante, di recente la nostra provincia ha incassato l’ennesimo schiaffo dal Governo di centrodestra, che ha scelto consapevolmente di non rifinanziare i Consorzi di Bonifica.
“Il Polesine non ha alcuna intenzione di chiamarsi fuori dalla necessità di contribuire allo sviluppo del Paese, ma è ora che qualcuno, ai livelli superiori, risponda alla domanda ‘perché sempre in Polesine’ e dimostri, dati alla mano, che esistono una programmazione e una visione d’insieme, che abbiano come requisito fondamentale il bene della comunità e del territorio, anche nella valutazione della quantità impressionante di progetti a biometano che interessano la nostra Provincia. Se, come sospettiamo, tutto questo manca, è il momento di fermarsi e di ripensare radicalmente alla gestione di questo fenomeno” commenta Francesco Gennaro.

Dai banchi del consiglio comunale di Rovigo fanno eco alle considerazioni del segretario i consiglieri Diego Crivellari e Franco Palmiro Tosini. “La vicenda dell’impianto di biogas a Sarzano continua a far discutere la nostra città, allarmando in particolar modo la comunità residente della popolosa frazione, e non può naturalmente che interrogare anche tutta la politica: alle legittime preoccupazioni dei cittadini, preoccupazioni che a nostro avviso non possono né essere minimizzate, né essere liquidate con generiche rassicurazioni o burocratiche prese d’atto, si dovrebbe certamente aggiungere una considerazione di fondo più generale: è in grado la politica di valutare davvero l’impatto complessivo di questa come di altre analoghe iniziative che sembrano aver scelto Rovigo e il Polesine come destinazione privilegiata?

E, nel caso, essa è – vuole essere – in grado di incidere, dato che l’amministrazione comunale è comunque autorità competente in materia di salute pubblica ed è sempre chiamata a tutelare i suoi cittadini, evidentemente anche oltre i rigidi (e magari anche doverosi) richiami al rispetto degli uffici e delle varie competenze chiamate in causa?
Ci sembra purtroppo di trovarci di fronte ad una larga sottovalutazione del problema. Ci sembra, tra le altre cose, molto rischioso – come si evince da alcune dichiarazione rilasciate (LEGGI ARTICOLO) – che questa maggioranza voglia in qualche modo tornare a porre una rigida alternativa tra crescita economica e tutela dell’ambiente. In queste settimane Rovigo e la nostra provincia sono investite da una sorta di “risiko” ambientale, in assenza di una vera discussione pubblica che interessi nel merito le amministrazioni e le stesse forze politiche.
Qui a Rovigo non vorremmo che questa modalità apparentemente decisionista di affrontare le pesanti questioni in oggetto celasse, dietro una sorta di maldigerito trumpismo nostrano, l’idea che possano esistere realtà di serie A e realtà di serie B, realtà maggiormente sacrificabili perché periferiche o altro”. I consiglieri Crivellari e Tosini assicurano che vigileranno con estrema attenzione e pensano che sarebbe doveroso, almeno per cominciare, un atteggiamento più incisivo e più coerente da parte dell’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Valeria Cittadin.













