Osti, Gennaro e Crivellari chiedono una gestione coordinata delle strutture polesane, più risorse regionali e interventi per contenere rette e costi energetici
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ROVIGO – Avviare un percorso di aggregazione tra le case di riposo pubbliche del Polesine, sul modello di esperienze già realizzate in Veneto, per ridurre i costi, condividere personale e servizi e rendere sostenibile un sistema assistenziale sempre più sotto pressione.

È la proposta avanzata dal Partito Democratico di Rovigo durante una conferenza stampa dedicata alla situazione dell’Iras e alla riforma del settore. Sono intervenuti Fabio Osti, responsabile Sanità del direttivo cittadino, il segretario del circolo Francesco Gennaro e il consigliere comunale Diego Crivellari che ha riportato anche la posizione del collega consigliere Franco Palmiro Tosini. Secondo il Pd, l’invecchiamento della popolazione, la crescente complessità sanitaria degli ospiti, la carenza di personale e l’aumento dei costi rendono necessario superare una gestione frammentata delle strutture.

Un unico sistema per le strutture pubbliche

La proposta è quella di aprire un confronto tra Iras di Rovigo, Centro servizi anziani di Adria e le altre Ipab pubbliche del territorio come Papozze, Lendinara e Badia Polesine, valutando fusioni, consorzi o forme di gestione condivisa.

L’obiettivo non sarebbe cancellare l’identità delle singole strutture, ma creare una regia comune con un unico consiglio di amministrazione, una direzione coordinata e servizi organizzati su scala provinciale. Una struttura più ampia potrebbe condividere appalti, acquisti, cucine, pulizie e personale. In caso di assenze o necessità temporanee, gli operatori potrebbero essere impiegati tra sedi vicine, riducendo il ricorso a nuove assunzioni o affidamenti esterni.

Tra gli esempi richiamati figura l’esperienza veneziana dell’Ipav, nata dall’unificazione di più istituzioni pubbliche di assistenza. Secondo quanto riferito durante la conferenza, l’aggregazione avrebbe permesso di mantenere ferme le rette per diversi anni oppure l’esperienza della Regione Emilia Romagna che attraverso processi di fusione ed aggregazione è riuscita a ridurre ad un decimo il numero delle oltre 350 strutture di poco più di un decennio addietro.

Il Pd sottolinea che il percorso richiederebbe tempo e dovrebbe affrontare anche il tema dei debiti accumulati da alcune strutture, a partire dall’Iras. La situazione finanziaria non viene però considerata un ostacolo sufficiente per rinunciare a una discussione politica e istituzionale più ampia.

«Il sistema attuale non regge più»

Alla base della proposta c’è anche il cambiamento delle necessità assistenziali. Gli anziani entrano nelle case di riposo in condizioni sempre più complesse e spesso nella fase finale della vita, con un maggiore bisogno di prestazioni sanitarie e personale qualificato. Secondo i dati richiamati durante l’incontro, la permanenza media nelle strutture sarebbe ormai molto ridotta, tra i 9 e gli 11 mesi. Questo trasformerebbe progressivamente le case di riposo in luoghi con un’intensità assistenziale molto superiore rispetto al passato.

Il Pd chiede quindi alla Regione Veneto di rivedere la quota sanitaria riconosciuta per gli ospiti non autosufficienti, ritenendo insufficiente l’attuale contributo di circa 52 euro al giorno.

L’aumento dei costi di energia, alimenti, dispositivi di protezione e servizi, insieme alle difficoltà affrontate durante la pandemia, rischia infatti di essere scaricato sulle rette pagate dalle famiglie oppure sui bilanci dei Comuni chiamati a intervenire quando gli ospiti non riescono a sostenere la spesa.

Contratti e personale

Un’altra proposta riguarda l’inquadramento dei lavoratori. Secondo il Pd, infermieri e operatori sociosanitari delle case di riposo pubbliche dovrebbero essere avvicinati al contratto della sanità, superando l’attuale applicazione del contratto degli enti locali. A parità di qualifica e mansioni, osservano gli esponenti democratici, esistono differenze economiche e normative che rendono meno attrattivo il lavoro nelle strutture per anziani e favoriscono il trasferimento del personale verso ospedali e aziende sanitarie.

La difficoltà riguarda anche le cooperative che forniscono servizi assistenziali. Nel documento viene richiamato il rischio che alcune realtà decidano di recedere anticipatamente dai contratti, perché le condizioni economiche non sarebbero più sufficienti a coprire l’inflazione e l’aumento dei costi.

Fotovoltaico e assistenza domiciliare

Tra gli interventi indicati figura anche un piano per installare pannelli fotovoltaici sui tetti delle case di riposo. Strutture di questo tipo consumano grandi quantità di energia e l’autoproduzione potrebbe ridurre stabilmente una delle principali voci di spesa.

Il Pd propone inoltre di rafforzare l’assistenza domiciliare, permettendo agli anziani di rimanere nella propria abitazione quando le condizioni familiari e sanitarie lo consentono. Un sostegno economico e professionale alle famiglie potrebbe evitare o ritardare alcuni ingressi nelle strutture, con benefici umani e possibili risparmi per il sistema pubblico.

Crivellari ha annunciato l’intenzione di portare il tema anche in Consiglio comunale, affinché la discussione non resti limitata alla gestione dell’emergenza finanziaria dell’Iras. Per gli esponenti democratici serve un tavolo con Comuni, strutture pubbliche, Regione, Ulss e ambiti territoriali sociali. Il sistema attuale, sostengono, non può continuare a reggersi soltanto sull’aumento delle rette, sui contributi comunali e sui sacrifici delle famiglie.

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