Domenica 13 lugli è calato il sipario sulla 42^ edizione. Alla serata conclusiva è intervenuta l’assessore alla cultura Valeria Targa

SALVATERRA (Rovigo) – Preceduto dalle sonorità tellurico-abissali vagamente Crimsoniane degli infrasuoni proposti, sabato 12 luglio, da Ecatorf Trio, domenica 13 è calato il sipario sulla 42^ edizione del Festival dei Popoli a “Villa Franzolin”.

Alla serata conclusiva del Festival è intervenuta l’assessore alla cultura Valeria Targa, che riconoscendo “…l’ammirevole impegno del Cdp nel mantenere attiva la Casa della Legalità”, ha confermato la vicinanza dell’amministrazione comunale. “La mia presenza è una forma di riconoscenza per quello che viene fatto a Salvaterra non solo col festival, ma tutto l’anno. Presto inizieranno i lavori di ristrutturazione della barchessa: Un altro tassello per implementare tutta una serie di progettualità con finalità sociali”.


Slide 1
Slide 2
Slide 3
Slide 4
Slide 5
Slide 6
Slide 7
Slide 8
Slide 9
Slide 10
Slide 11
Slide 12
Slide 13
Slide 14
Slide 15
Slide 16
Slide 17
Slide 18
Slide 19
Slide 20
Slide 21

La scena è stata poi occupata dal gruppo musicale Bonifica Emiliana Veneta (conosciuta con l’acronimo BEV), una band votata al recupero delle tradizioni folcloristiche e musicali anche attraverso la ricerca etnologica di strumenti rari. Qualcuno per sentirli è arrivato da Torino.

A metà concerto, ha preso la parola Gianni Tognoni, per alcune riflessioni sul tema del Festival di quest’anno: “Restare civili si può? Il segretario del Tribunale permanente dei popoli ha allargato l’orizzonte delle considerazioni all’ambito internazionale, puntando il dito sul mainstream narrativo che contraddice servilmente l’evidenza delle ragioni che originano la deriva guerrafondaia a cui stiamo assistendo.

“La cronaca – sostiene Tognoni – ruota su domande che evitano di affrontare le cause delle tragedie del mondo” e, com’è successo nella recentissima “Conferenza sulla Ripresa dell’Ucraina 2025” a Roma, dove anziché risolvere i problemi si son cercate giustificazioni alle guerre e nuovi miliardi per fantomatiche ricostruzioni.

La pace così resta una chimera e l’alternativa diplomatica ai conflitti viene piegata agli interessi geopolitici. “Ormai si parla solo di armi. Nessuno parla di pace, al massimo ci si perde in disquisizioni semantico-lessicali sui termini da utilizzare: sterminio piuttosto che genocidio” noncuranti degli eccidi che nel frattempo continuano.

Eppure esistono esempi e luoghi di speranza nel mondo, con percorsi di pace alternativi possibili. Tognoni cita i Curdi del Pkk che deponendo le armi costringono Erdogan ad accettare almeno formalmente la sfida e a dire che “una nuova pagina della storia si apre”. Un altro esempio, però largamente ignorato dei media, è l’esperienza del popolo del Rojava (quelli della difesa di Kobane dall’Isis) che nel nord est della Siria ha saputo costruire una regione multietnica autonoma, democratica e fondata sul rispetto di genere.

Il merito del Festival dei Popoli è dunque questo: rendere visibili gli invisibili mostrandoli per quello che sono: vittime innocenti. Per questo vi invito a rivedere le mostre allestite nella Casa della legalità, per non dimenticare le sofferenze guardando in faccia le tragedie”. La conoscenza e la consapevolezza sono forse i soli modi per restare cittadini responsabili del mondo. Parole sante che tuttavia confliggono con gli enormi interessi geopolitici ed economici in gioco. 

A Remo Agnoletto il commento finale dei nove giorni. Con oltre 500 presenze complessive il Festival è stato un successo che Remo condivide col Consiglio direttivo, con particolare menzione all’onnipresente Silvano Usini e all’immarcescibile ex presidente Donatella Traniello. Ma particolarmente apprezzato è stato l’intervento dell’assessore Targa, quando ha riconosciuto “…che il Festival è una delle manifestazioni più importanti di Badia, restituendo il giusto lustro all’associazione”. A Villa Franzolin l’attività non si ferma; nei prossimi giorni sono attesi i campi estivi, tra cui quello di Libera per minorenni.

L’ultima battuta, colta al volo, spetta al padre nobile del Festival, don Pier Antonio Castello, che ha sottolineato l’anima di questa kermesse, divenuta “Un’oasi d’incontro e di relazioni umane” di cui c’è tanto bisogno.

Ugo Mariano Brasioli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

Ultime notizie