ROVIGO – I laici componenti la Commissione della diocesi per la pastorale sociale e del lavoro si pongono una domanda semmplice: che cosa definisce una città sicura?
“E’ la domanda che anche ogni rodigino si è sicuramente posto in questo drammatico mese di luglio segnato da episodi di violenza che mai avremmo immaginato possibili nella nostra città” dichiarano i componenti della Commissione della diocesi di Adria e Rovigo.
“A partire dall’imprescindibile, pieno rispetto delle regole da parte di tutti e di ciascuno, crediamo che una città sicura sia quella in cui nessuno è costretto a bivaccare di notte o di giorno in ragione di fragilità dalle mille declinazioni (psicologiche, relazionali, economiche etc), in cui nelle aree di aggregazione giovanile, accanto alle forze dell’ordine, ci sono, a supporto dei giovani, educatori di strada formati a intercettare e mediare i conflitti reali o potenziali. Una città è sicura quando puoi incontrare e relazionarti ogni giorno con persone che, provenienti da altri paesi, parlano la nostra lingua grazie al sostegno delle tante realtà istituzionali e del terzo settore che la insegnano loro. Una città è sicura quando cittadini e stranieri hanno momenti di relazione tali da permettere la conoscenza reciproca della cultura di ciascuno.
Una città è sicura quando, guardando il giovane straniero che ci passa accanto, vediamo in lui il lavoratore che permette alla nostra economia di progredire e non un potenziale delinquente.
Una città è sicura quando si valorizza e potenzia ogni intervento pubblico o privato che favorisce l’integrazione e l’inclusione: nella nostra città ci sono realtà filantropiche che investono risorse ingentissime per lo sviluppo equo ed inclusivo della comunità.
La buona politica non parla alla pancia dei cittadini, non alimenta le paure, ma progetta interventi ed azioni volte a favorire l’integrazione. La buona politica non demolisce progetti ed azioni d’ integrazione che ben funzionano e che danno lavoro anche a diversi polesani.
La buona politica ha un udito raffinato e la capacità di tornare sui propri passi quando questi non sono a misura dello sviluppo della comunità che è chiamata a servire” concludono dalla diocesi riferendosi alla amministrazione guidata dalla sindaca Valeria Cittadin che ha deciso di recedere dal protollo Sai, (LEGGI ARTICOLO) unico comune capoluogo, tra oltre 700 aderenti.










One Comment
La curia se vuole sistemare u loro protetti,li metta GRATIS nella cittadella di loro proprietaì’in via tre martiri a rovigo!! ma si sa..li pagano bene l’affitto!! Sindaca NON torni indietro!! le persone per bene lo chiedono