ROVIGO – Un investimento da circa 40 milioni di euro, 90 posti di lavoro diretti e un indotto stimato in altre 200 unità. Sono i numeri del progetto presentato venerdì pomeriggio nella sala riunioni dell’Interporto di Rovigo, dove è stato illustrato il futuro insediamento produttivo della F.I.R., azienda che intende realizzare nel capoluogo polesano un impianto per la produzione di lana minerale, il materiale isolante e ignifugo conosciuto in edilizia come lana di roccia.
Alla presentazione erano presenti il project manager dell’azienda Andrea Mazzer, i tecnici della società di consulenza ambientale E-Ambiente e il consulente dell’impresa, l’ex direttore di Confindustria Rovigo Massimo Barbin, che ha seguito il percorso di localizzazione dell’investimento.
«Parliamo del primo vero insediamento significativo nella Zona Logistica Semplificata della provincia di Rovigo – ha spiegato Barbin –. L’investimento arriva da un imprenditore veneto con oltre cinquantacinque anni di esperienza, presente in dodici Paesi, con più di 700 dipendenti e un fatturato complessivo superiore ai 200 milioni di euro».

Secondo il consulente, l’impianto rappresenta un elemento di forte innovazione tecnologica. «Sarà il primo impianto al mondo completamente elettrico per la produzione di lana minerale. Utilizzerà esclusivamente materie prime costituite da sottoprodotti e non da rifiuti. Tengo a precisarlo perché spesso si genera confusione: qui non verranno utilizzati né prodotti rifiuti come materia prima».
L’investimento prevede un’occupazione stabile di circa 90 addetti, impegnati su ciclo continuo, ai quali si aggiungerà un indotto stimato in circa 200 lavoratori. «Si tratta di occupazione qualificata – ha aggiunto Barbin – perché gli operatori lavoreranno su impianti altamente innovativi. Il progetto nasce anche dalla collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, è stato premiato dal Ministero dell’Università e della Ricerca tra i sei progetti più innovativi d’Italia e sarà affiancato da un laboratorio dedicato alla ricerca per migliorare ulteriormente questa tecnologia».
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema dell’impatto sul territorio e delle eventuali compensazioni ambientali. «Questo impianto – ha spiegato Barbin – non prevede compensazioni perché non c’è nulla da compensare. Naturalmente l’azienda intende dialogare con il territorio e con l’amministrazione comunale affinché possano esserci ricadute positive anche per la comunità».
L’ex direttore di Confindustria ha inoltre respinto le critiche di chi vede nel Polesine un territorio destinato ad accogliere attività produttive indesiderate altrove. «È una lettura frutto della disinformazione. L’azienda aveva necessità di espandersi rispetto allo stabilimento di Roncà, dove non esistevano più spazi disponibili e il contesto territoriale, nel cuore della Valpolicella candidata a patrimonio Unesco, rendeva impossibile una crescita industriale. Rovigo è stata scelta perché offre un’area di 130 mila metri quadrati all’interno della Zona Logistica Semplificata. Non perché qui si portino attività sgradite, ma perché qui esistevano le condizioni per investire».
Alla presentazione ha partecipato anche la sindaca di Rovigo Valeria Cittadin.
«Sono qui soprattutto per ascoltare – ha dichiarato –. Al di là delle interlocuzioni informali già avute, mi interessano gli aspetti ambientali, che sono quelli sui quali i cittadini chiedono maggiori garanzie. Allo stesso tempo credo sia giusto valutare anche ciò che questo investimento può rappresentare dal punto di vista occupazionale».
Per la prima cittadina, qualora non emergano criticità sotto il profilo ambientale, l’insediamento potrebbe rappresentare un’opportunità importante per il territorio. «Se non ci saranno elementi ostativi sotto il profilo ambientale – ha concluso – potremo finalmente accogliere a Rovigo un’azienda di rilievo capace di creare circa cento nuovi posti di lavoro diretti e un indotto che potrebbe arrivare a coinvolgere altre duecento persone».
L’iter autorizzativo del progetto proseguirà ora con gli approfondimenti tecnici e ambientali previsti dalla normativa prima dell’eventuale avvio dell’investimento.
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