Dalle elezioni europee alla amministrative di giugno 2024. Roberto Magaraggia ci ricorda di "accendere il cervello" che è continuamente investito da immagini, chiacchiere per non lasciarlo pensare
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ROVIGO – Irriverente, acuto, schietto e capace di far riflettere. L’ultima riflessione di Roberto Magaraggia riguarda la “droga mediatica”.

“Una delle prime preoccupazioni di chi giunge al potere è accaparrarsi le fonti d’informazione. Soprattutto oggi che viviamo nella società dello spettacolo. Lo fece Mussolini e a ruota tutti i governi dal dopo guerra a oggi. Compresa la Meloni. È la droga del potere bellezza. Che vale per lei “borgatara“ come è valsa per il miliardario e tombeur Berlusconi. Auto provocando, inavvertitamente, danni al proprio cervello.

Non voglio infastidirvi con dettagli e studi psichiatrici sulla “droga” mediatica, peggiore della cocaina, che rende dipendenti alla popolarità. Quando si passa dalle utilitarie, alle supercar blindate con autista, ad aerei ed elicotteri, a uno stuolo infinito di leccapiedi e servi, a privilegi e onori indescrivibili, accade quello che vediamo: ci si crede onnipotenti. (ricordate il Di Maio ministro degli Esteri, con le otto auto di scorta ecc…come in quattro e quattr’otto svendette i principi che ispiravano i 5 Stelle?).

La rincorsa spasmodica verso le fonti d’informazione, per affermare tutto e il suo contrario diviene essenziale perché il popolo si beve di tutto e di più. Basta investirlo continuamente con immagini, chiacchiere e non lasciarlo pensare. Rivoltandogli i pensieri.

Come quel perbenista che un giorno decise di scaricare la sua intolleranza sul famoso pittore, lo sciancato Toulouse-Lautrec, gran puttaniere che espone in questi giorni le sue opere a Palazzo Roverella. Rimproverandolo per un suo quadro che raffigurava una donna seminuda. “Perché avete dipinto una donna che si sta spogliando” lo rimproverò. “E chi vi proibisce di pensare che si stia vestendo”, gli rispose. Dare da intendere, far credere, capovolgere la realtà e far salti mortali è l’arte della politica” conclude Magaraggia.

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