UDINE – Gli ottimi risultati ottenuti dall’Italia di Quesada fino a questo punto della stagione avevano in qualche modo fatto pensare che la squadra azzurra fosse pronta per un’altra impresa: quella di battere l’Argentina. Il campo, come sempre, ha fornito invece una risposta molto cruda per il nostro rugby. A Udine i Pumas, in campo nemmeno con la loro miglior formazione, hanno travolto gli azzurri dilagando soprattutto nella ripresa. Sette mete a due per i sudamericani la dicono lunga sul divario emerso dagli ottanta minuti giocati nel bellissimo stadio friulano.

Tra la fine del primo tempo e l’inizio della ripresa l’Italia ha cercato in tutti i modi di stare aggrappata alla partita ma era abbastanza chiaro che si sarebbe trattato solo di una questione di tempo perché la partita finisse nelle mani sicure e solide dell’Argentina. La formazione biancoceleste ha mostrato sin dall’inizio una maggiore padronanza dei fondamentali e capacità superiore nel gestire i punti d’incontro nei quali gli azzurri sono apparsi piuttosto deficitari. L’impressione è stata di un’Argentina che sa stare ad alto livello senza fare troppa fatica, mentre l’Italia per reggere questi ritmi deve giocare con l’acceleratore a tavoletta, una situazione nella quale diventa più facile commettere errori. Ed è quello che è accaduto. Non è un caso che le prime mete degli argentini siano scaturite da palloni persi malamente dagli azzurri. Già è difficile affrontare una squadra solida e rognosa come quella biancoceleste, se poi gli rendi il compito più semplice regalando marcature evitabili, è normale che il match prenda una certa piega. Una piega che fa male, molto male. Incassare 50 punti non era certo nelle attese del gruppo azzurro, ma questa pesante sconfitta deve anche far riflettere sul fatto che troppo spesso in Italia si danno per acquisiti certi miglioramenti.
La squadra azzurra sotto la guida di Quesada è sicuramente cresciuta ma determinati livelli (e quelli dell’Argentina sono tra questi) rimangono ancora fuori portata anche se può capitare occasionalmente di raggiungerli. L’arbitraggio non ha certo dato una mano all’Italia (il dubbio sull’annullamento della meta di Spagnolo rimane) ma non sono queste le giustificazioni da cercare per spiegare le ragioni di questa debacle. Gli azzurri sono stati poco efficaci in attacco nonostante siano entrati più volte nei “22” avversari, specialmente nella prima ora di partita, mentre l’Argentina ha dimostrato tutta la sua concretezza segnando quasi ogni volta che ne ha avuto la possibilità. La partita di Udine era cominciata nel peggiore dei modi per gli azzurri con una grande pressione dell’Argentina a ridosso della linea di meta e con l’uscita di Capuozzo, la stella dell’Italia, per un colpo alla testa. Segnali che facevano presagire un tardo pomeriggio friulano durissimo per l’Italia di Quesada come in effetti è accaduto. Adesso il tecnico azzurro ha un compito non facile: quello di rimettere insieme i cocci del gioco e del morale italiano che l’Argentina ha mandato in frantumi. Il prossimo impegno, infatti, vedrà l’Italia in campo a Genova tra una settimana contro la Georgia, una nazionale che da tempo soffia sul collo degli azzurri per prenderne il posto nel rugby internazionale.

Perdere con l’Argentina poteva rientrare nell’ordine delle cose (anche se non in questo modo), ma qualsiasi risultato che non sia una vittoria contro la Georgia sarebbe un bel passo indietro per il movimento rugbystico italiano che in questo avvio di stagione ha già dovuto fare i conti con le prestazioni non sempre brillanti di Benetton e Zebre, i serbatoi della nazionale. Questa la cronaca.
La partenza dell’Argentina è fulminante: Delguy è fermato da un gran placcaggio di Capuozzo, poi Albornoz inventa dall’altra parte per Isgrò che pregusta la bandierina, ma si ritrova ancorato alle gambe un ottimo Paolo Garbisi. Alla fine i Pumas non sfondano e devono accontentarsi dei 3 punti: segna Albornoz. Assorbito il colpo l’Italia si adatta subito ai ritmi argentini: Capuozzo batte sempre il primo avversario, poi Menoncello sfiora il colpaccio con un bell’intercetto col sostegno di Brex, che si ritrova poi chiuso da 2 avversari e non riesce a dare continuità. Al 7′ Capuozzo è costretto ad uscire per un controllo HIA, al suo posto Allan. La squadra di Quesada risponde con un bel multifase al limite dei 22 argentini, ma all’11’ Mallia si avventa su un pallone non controllato da Ruzza, supera l’accorrente Lynagh e marca la meta dello 0-10. Nel momento più difficile un tenuto di Lucchesi dà ossigeno e morale agli Azzurri, Page-Relo ci prova dalla lunghissima distanza ma non trova i pali, poi Allan trova uno strepitoso 50-22 che porta i suoi a 5 metri dalla linea di meta. La giocata da touche però non riesce e l’Argentina si salva.
Dall’altra parte Isgrò anticipa Allan su un pallone alto, arriva il sostegno di Molina e poi Grondona che subisce un gran placcaggio da Menoncello che fa scoppiare l’ovale dalle mani del flanker argentino, Bertranou arriva e marca in bandierina. La meta viene concessa dopo un consulto dell’arbitro Carley con il TMO, che considera – nel contatto tra Menoncello e Grondona – il pallone toccato all’indietro dal centro italiano. Ancora una volta nella difficoltà è Lucchesi a suonare la carica con un altro grande turnover, l’Italia va in rimessa e con una maul devastante conquista la meta di punizione: 7 punti automatici e cartellino giallo per Gonzalez, “colpevole” del fallo. Nel finale l’Italia prova a sfruttare la superiorità numerica, Spagnolo resiste a un placcaggio raddoppiato e trova lo spazio per volare in meta, ma non rilascia il pallone dopo essere stato placcato e secondo Carley ha messo il ginocchio a terra, quindi la marcatura è annullata. C’era un vantaggio e Allan segna per il 10-17 con cui si chiude il primo tempo.
Buona la ripartenza azzurra nel secondo tempo: comincia tutto dall’ennesima fiammata di Ioane, poi un intervento irregolare di Molina nel punto d’incontro concede ad Allan i punti del 13-17. Rispetto al primo tempo il ritmo è più basso, al 48′ l’Argentina rinuncia ai pali e Albornoz trova la rimessa ai 5 metri: la scelta paga perché Joel Sclavi va fino in fondo dopo che gli Azzurri erano riusciti ad arginare la prima spinta dei Pumas. Albornoz trasforma per il 13-24. Al 57′ i biancocelesti scavano il primo importante solco della partita su un pallone vagante che Albornoz è bravo a recuperare prima di tutti gli altri dopo un errore in ricezione di Lynagh. Al 65′ è Cordero ad allungare ulteriormente il risultato finalizzando una bella iniziativa di Moroni. La risposta azzurra arriva ancora da un’ottima maul avanzante, che si ferma a pochi metri dalla linea di meta ma viene finalizzata dall’iniziativa di Giacomo Nicotera, che firma il 18-36 con Allan che non trasforma. I Pumas rispondono con una “furba” da rimessa laterale, finalizzata da Alemanno. Gli Azzurri chiudono in 14 per un giallo a Lorenzo Cannone per un placcaggio alto su Garcia. Nel finale i Pumas vanno a segno con Delguy dopo una bella azione ancora di Albornoz e Mallia per il 50-18 con cui si chiude il match.
Roberto Roversi
Il tabellino del match:
Udine, BluEnergy Stadium
Vittoria Assicurazioni ANS
Sabato 09.11.2024 – kick-off ore 18:40
ITALIA v ARGENTINA 18-50 (p.t. 10-17)
Marcatori: PT 3’ cp Albornoz (0-3); 11’ m. Mallia, t. Albornoz (0-10); 29’ m. Bertranou, t. Albornoz (0-17); 33’ m. di punizione Italia (7-17); 40’ cp Allan (10-17). ST 43’ cp Allan (13-17); 48’ m. Sclavi, t. Albornoz (13-24); 57’ m. Albornoz, t. Albornoz (13-31); 65’ m. Cordero, n.t. (13-36); 67’ m. Nicotera, n.t. (18-36); 72’ m. Alemanno, t. Albornoz (18-43); 77’ m. Delguy, t. Albornoz (18-50)
Italia: 15 Ange Capuozzo (6’ 22 Tommaso Allan – HIA); 14 Louis Lynagh, 13 Juan Ignacio Brex (70’ 23 Marco Zanon), 12 Tommaso Menoncello, 11 Monty Ioane; 10 Paolo Garbisi, 9 Martin Page-Relo (63’ 21 Alessandro Garbisi); 8 Lorenzo Cannone, 7 Michele Lamaro (c), 6 Sebastian Negri (58’ 20 Manuel Zuliani); 5 Federico Ruzza (44’ 19 Dino Lamb), 4 Niccolò Cannone; 3 Marco Riccioni (45’ 18 Simone Ferrari), 2 Gianmarco Lucchesi (50’ 16 Giacomo Nicotera), 1 Mirco Spagnolo (50’ 7 Danilo Fischetti)
A disposizione: 16 Giacomo Nicotera, 17 Danilo Fischetti, 18 Simone Ferrari, 19 Dino Lamb, 20 Manuel Zuliani, 21 Alessandro Garbisi, 22 Tommaso Allan, 23 Marco Zanon
Head Coach: Gonzalo Quesada
Argentina: 15 Juan Cruz Mallia; 14 Rodrigo Isgro (62’ 23 Santiago Cordero), 13 Lucio Cinti, 12 Matias Orlando (44’ 22 Matias Moroni – HIA), 11 Bautista Delguy; 10 Tomas Albornoz, 9 Gonzalo Bertranou (50’ 21 Gonzalo Garcia); 8 Joaquin Oviedo, 7 Santiago Grondona (62’ 20 Bautista Pedemonte), 6 Juan Martin Gonzalez; 5 Pedro Rubiolo, 4 Franco Molina (58’ 19 Matias Alemmano); 3 Joel Sclavi (50’ 18 Francisco Gomez Kodela), 2 Julian Montoya (c) (58’ 16 Ignacio Ruiz), 1 Thomas Gallo (66’ 17 Ignacio Calles)
A disposizione: 16 Ignacio Ruiz, 17 Ignacio Calles, 18 Francisco Gomez Kodela, 19 Matias Alemmano, 20 Bautista Pedemonte, 21 Gonzalo Garcia, 22 Matias Moroni, 23 Santiago Cordero
Head Coach: Felipe Contepomi
Arbitro: Matthew Carley (RFU)
Assistenti: Andrew Brace (IRFU), Adam Leal (IRFU)
Quarto Uomo: Filippo Russo (FIR)
TMO: Mike Adamson (SRU)
Citing Commisioner: Sebastien Lorant-Raze (FFR)
Cartellini: 33’ giallo a Juan Martin Gonzalez (ARG); 75’ giallo a Lorenzo Cannone (ITA)
Calciatori: Albornoz (ARG) 7/8; Page-Relo (ITA) 0/1; Allan (ITA) 2/3
Player of the Match: Tomas Albornoz (ARG)
Note: Serata fresca, terreno di gioco in perfette condizioni, spettatori 22.358

















