Si tratta complessivamente di un’altra mensilità annua persa per lavoratori e pensionati di Rovigo il cui potere d’acquisto è già fortemente penalizzato

ROVIGO – Dai dati che emergono dal Caf della Cgil (con quasi 85% di pratiche elaborate per le dichiarazioni dei redditi effettuate nel 2023 su redditi 2022), emerge già un dato statistico che aumenta le preoccupazioni legate alla condizione socio-economica del nostro Territorio.

Nel confronto con il 2021, crescono infatti le spese sanitarie sostenute dai pensionati e dai lavoratori polesani.

L’incremento nel 2022, rispetto alle spese sanitarie sostenute nel 2021, è complessivamente di quasi il 5% (lavoratori e pensionati insieme), mentre è del 6,50% se prendiamo in considerazione i soli lavoratori e del 2,70% per i soli pensionati.

La media complessiva, in valori assoluti, è per il 2022 di euro 1091 di spese sanitarie sostenute dai lavoratori e di euro 1063 dai pensionati.

“Pur essendo una tendenza che coinvolge l’intero Veneto, sono ancor più dati allarmanti per la nostra Provincia, che anche quest’anno si conferma la Provincia del Veneto con il reddito medio pro capite annuo da lavoro e da pensione più basso dell’intera Regione (mediamente sotto i 18mila euro lordi annui). E già per i redditi 2021 rispetto a quelli del 2020 la spesa sanitaria era in lieve aumento per le stesse categorie di persone. Un vero mix esplosivo – spiega Pieralberto Colombo,Segretario generale Cgil Rovigo, che mette seriamente in ulteriore difficoltà pensionati e lavoratori; senza dimenticare che una quota non piccola di lavoratori e pensionati sceglie altri “canali” per adempiere ai propri doveri con il fisco e che pertanto tali dati potrebbero essere anche peggiori”.

Si tratta complessivamente di un’altra mensilità annua persa per lavoratori e pensionati il cui potere d’acquisto è già fortemente penalizzato dall’inflazione da speculazione ancora molto alta e dall’aumento del costo del denaro.

“Altro aspetto preoccupante – evidenza Pieralberto Colombo – confermando quanto come Sindacato denunciamo da tempo, è che tale analisi ribadisce una seria criticità: le persone sono costrette a pagare cifre progressivamente sempre maggiori per curarsi, dovendo rivolgersi in quota significativa alla sanità privata.

Mentre una fascia sempre più ampia di persone semplicemente non si cura perché non può più permetterselo.

In una parola stiamo vivendo un progressivo strisciante smantellamento della sanità pubblica a favore del privato, venendo così meno il diritto universale alla cura ed alla salute previsto dalla stessa nostra Costituzione e che solo il servizio pubblico può davvero garantire”.

“Per tale fondamentale ragione – continua il Segretario generale Cgil Rovigocontinuiamo a mobilitarci per ripristinare una spesa corrente a favore della sanità pubblica (al di là delle risorse eventuali del PNRR) che garantisca nei fatti questo diritto universale. Ciò non sta invece avvenendo, dato che l’attuale Governo nazionale sta diminuendo la spesa per tale fondamentale capitolo di spesa, passando dal 6,9% sul pil del 2022, al 6,7% nel 2023, per scendere al 6,2% nel 2024. Semplicemente inaccettabile, mentre altri sarebbero i capitoli da tagliare e le fonti d’entrata da incrementare, a cominciare dalla lotta seria all’evasione ed elusione fiscale, fino alla tassazione sugli extraprofitti e l’aumento della tassazione sulle grandi rendite finanziare che hanno una tassazione nettamente inferiore rispetto a chi lavora ed ai pensionati. 

Come Organizzazioni  Sindacali Confederali avevamo anche chiesto di applicare l’addizionale Irpef regionale sui redditi più alti, in modo da recuperare importanti risorse da destinare al welfare territoriale, ma siamo rimasti inascoltati da parte della Giunta regionale del Veneto”.

E’ evidente che nelle zone più marginali, come il Polesine, tali condizioni finiscono per impoverire sempre più il Territorio, dentro una spirale negativa che penalizza i fondamentali servizi pubblici (sempre meno alimentati a loro volta dalle persone che lavorano, viste le difficoltà ancora presenti territorialmente), non crea condizioni di vero sviluppo sul quale manca ancora una co-programmazione chiara e condivisa e finisce per favorire sempre più, invece di limitarlo, lo spopolamento in corso.  

“Per tale ragione – conclude Colombo –  chiediamo che tutta la società civile e la politica – a partire da quella locale – sostengano attivamente le nostre proposte e le nostre iniziative che vogliono salvaguardare i fondamentali diritti universali delle cittadine dei cittadini a tutti i livelli e creare le condizioni per una vera crescita duratura e di qualità”.

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