L'ex sindaco di Rovigo ed attuale vice presidente del Cur spiega le motivazioni del proprio Sì ai quesiti referendari promossi per migliorare alcuni aspetti dimenticati dal parlamento

ROVIGO – Dopo aver partecipato all’incontro promosso dal Comitato per il Si ai referendum sulla giustizia (LEGGI ARTICOLO), Paolo Avezzù, oggi vicepresidente del Cur e già sindaco del comune capoluogo di Rovigo, vuole sottolineare la “irresponsabilità con cui il popolo italiano si sta avvicinando all’appuntamento elettorale sul Referendum sulla giustizia del 12 giugno“.

Una autentica congiura del silenzio da parte dei partiti politici che non ci vogliono mettere la faccia – afferma Avezzù che si chiede se esistono ancora i partiti – ed il silenzio dei mezzi di comunicazione.
A livello locale cito la meritoria iniziativa a Rovigo del Comitato per il Sì nei giorni scorsi con l’autorevole presenza del giudice Carlo Nordio, un incontro organizzato a Lendinara lunedì 6 giugno prossimo dalla Associazione Attivamente ed il programmato convegno di Forza Italia del 9 giugno prossimo a Rovigo sul Sì al referendum: per il resto: calma piatta” rileva l’ex sindaco.

“Il 12 giugno si vota, oltre che il rinnovo di tante amministrazioni locali, anche per 5 referendum sulla Giustizia. Si può discutere se sia stato scelto lo strumento più adatto, ma innanzitutto il referendum è un diritto dei cittadini previsto in Costituzione – ricorda Avezzù – E poi, visto che il Parlamento, che è quello che dovrebbe fare le riforme, non si muove e non fa il proprio dovere, è giusto usare il referendum come una sollecitazione. E’ importante che il popolo manifesti il desiderio che avvenga un cambiamento nella gestione della giustizia che, in questi ultimi 30 anni, ha fatto molti disastri e compiuto molti pasticci.

Fondamentale, ad esempio, che venga proclamata la separazione tra le carriere dei Pubblici ministeri e quelle dei giudici, come pure che sia limitato l’uso della carcerazione preventiva, per evitare che siano messe in carcere persone innocenti, ricordando infine anche l’abolizione della raccolta firme per le candidature al Csm, il Consiglio superiore della Magistratura, per diminuire il peso del sistema correntizio all’interno della magistratura: sembra che il caso Palamara sia stato troppo velocemente dimenticato” conclude Avezzù che ricorda come per tutti questi motivi il 12 giugno andrà a votare al referendum esprimendo convintamente 5 Sì alle richieste di abrogazione di alcuni articoli di Legge sul tema Giustizia.

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