Emergenza ambientale ed economica senza precedenti: istituzioni e categorie chiamate a costruire risposte immediate per oltre mille famiglie colpite

MESTRE (Venezia) –  Una crisi profonda, estesa e senza precedenti sta travolgendo la pesca nell’Alto Adriatico. Ambiente compromesso, imprese ferme e centinaia di lavoratori senza reddito: è questo il quadro che ha spinto l’assessore regionale alla Pesca, Dario Bond, a convocare a Mestre un Tavolo interistituzionale destinato a diventare permanente.

“Quella che sta attraversando la pesca dell’Alto Adriatico è una crisi senza precedenti per estensione e profondità, che colpisce contemporaneamente ambiente, economia e lavoro. Il nostro obiettivo da oggi è riunire con frequenza tutti i soggetti coinvolti per individuare risposte concrete, immediate e fruibili”, ha dichiarato Bond, sottolineando la necessità di interventi straordinari e soprattutto concreti.

Il Tavolo – che sarà formalizzato a breve dalla Giunta regionale – riunisce rappresentanti istituzionali a tutti i livelli: eurodeputati, parlamentari, consiglieri regionali, dirigenti e associazioni di categoria. Tra i partecipanti, il direttore della Direzione del Presidente Marco Mazzoni, il dirigente regionale Giuseppe Cherubini, il commissario straordinario al granchio blu Enrico Caterino, oltre agli assessori regionali Stefano Zannier (Friuli Venezia Giulia), Luis Walcher (Provincia di Bolzano) e Alessio Mammi (Emilia-Romagna). Presenti anche numerosi esponenti del Parlamento europeo e nazionale, consiglieri regionali e rappresentanti delle principali organizzazioni del settore.


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Una crisi su due fronti

La situazione del comparto si sviluppa lungo due direttrici, distinte ma strettamente connesse.
Da un lato, il calo costante delle imprese della pesca professionale e dell’acquacoltura, aggravato da eventi eccezionali come l’invasione del granchio blu e le anomalie climatiche.
Dall’altro, una crisi ambientale di portata straordinaria, legata alla presenza prolungata di mucillagini e all’aumento anomalo delle temperature marine registrate nell’estate 2024.

“Ci troviamo davanti a un punto di rottura che impone interventi strutturali oltre che emergenziali – ha evidenziato Bond –. Le vongole sono completamente scomparse e la situazione riguarda Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Oggi abbiamo 163 barche ferme e circa mille persone coinvolte”.

Mucillagini e anossia: il collasso dell’ecosistema

Il fenomeno delle mucillagini, noto da tempo nell’Adriatico settentrionale, ha assunto nel 2024 caratteristiche eccezionali. Dopo un giugno particolarmente piovoso (+34% rispetto alla norma), luglio e agosto hanno registrato temperature tra le più alte degli ultimi trent’anni, con valori medi superiori fino a +1,8°C.

Queste condizioni hanno favorito una proliferazione senza precedenti delle masse gelatinose, con effetti devastanti: attrezzi di pesca inutilizzabili e fondali marini soffocati. Il deposito delle mucillagini, unito alle alte temperature, ha provocato fenomeni di anossia, ovvero carenza di ossigeno, che hanno portato alla morte degli organismi bentonici, in particolare dei molluschi bivalvi.

“Non si è trattato solo di un problema operativo per i pescatori – ha sottolineato l’assessore – ma di un vero e proprio collasso dell’ecosistema marino in intere aree di pesca”.

I numeri confermano la gravità della situazione: in molte zone della costa veneta si è registrata una moria tra il 90% e il 100% dei molluschi, soprattutto vongole e fasolari. Nell’ottobre 2024, le Capitanerie di Porto di Venezia e Chioggia hanno vietato “fino a revoca” la pesca con draga idraulica, determinando lo stop totale delle attività.

Imprese ferme e redditi azzerati

Le ricadute economiche sono pesantissime. Sono 102 le imprese specializzate nella pesca della vongola ferme da oltre un anno e mezzo, con produzione azzerata e nessun reddito. Nel 2025, di fatto, la produzione di vongole e bivalvi nei compartimenti marittimi del Veneto è stata pari a zero.

La gravità dell’emergenza è stata riconosciuta anche a livello nazionale: il 12 marzo 2025 il Ministero dell’Agricoltura ha dichiarato l’eccezionalità dell’evento, classificandolo come calamità naturale. Questo ha consentito l’attivazione del Fondo di solidarietà nazionale per pesca e acquacoltura.

“È un passaggio fondamentale – ha spiegato Bond – ma ora servono risorse adeguate e tempi rapidi. Il Tavolo nasce proprio per individuare strumenti concreti e andare oltre la gestione dell’emergenza”.

Il nodo europeo e le strategie future

Al centro del confronto anche il ruolo dell’Unione europea. L’assessore ha richiamato la necessità di sfruttare strumenti come il Regolamento UE 2024/1991 (Nature Restoration Law), che impone obiettivi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi degradati.

Allo stesso tempo, emerge l’urgenza di ripensare il modello produttivo, puntando sulla diversificazione in acquacoltura e sull’accesso a progetti europei per l’innovazione. Un passaggio cruciale, considerando che le risorse europee destinate alla pesca sono destinate a ridursi fino al 60%, con una progressiva contrazione dei fondi Feampa già a partire dal 2028.

Una sfida decisiva per il territorio

Il Tavolo interistituzionale rappresenta dunque un passaggio chiave non solo per affrontare l’emergenza, ma per costruire una strategia di medio-lungo periodo.

“Dobbiamo intervenire subito, ma anche ripensare il futuro del settore – ha concluso Bond –. Il cambiamento climatico impone nuove scelte. La pesca è parte della nostra identità e della nostra economia: difenderla è una priorità assoluta”.

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