Volenti o nolenti i dati parlano chiaro, per evitare l'emergenza dei costi sociali di una popolazione in diminuzione, sbilanciata dal punto di vista lavorativo e previdenziale, urge una politica seria sull'immigrazione. Il commento di Pieralberto Colombo, segretario generale di Cgil Rovigo

ROVIGO – La ricerca della Fondazione “Di Vittorio” mette in evidenza quella che già viene considerata una emergenza in quanto, da qui ai prossimi 20 anni in Italia, il bacino di persone in età lavorativa tra i 15 ed i 64 anni subirà una drastica diminuzione pari a 6,8 milioni di persone.

Al contempo la popolazione non in età da lavoro, ovvero under 15 e over 64, registrerà una crescita di ben 3,8 milioni d’individui, e l’età media crescerà di quattro anni.

“Tali squilibri demografici determinati da una bassa natalità e da un significativo invecchiamento della popolazione, aggravati dalle caratteristiche dei flussi in ingresso ed uscita dal nostro Paese, è evidente che incidono fortemente in modo negativo anche sul tasso di occupazione” commenta il segretario generale di Cgil Rovigo Pieralberto Colombo.

Per la Provincia di Rovigo, in prospettiva, tale fenomeno dovrebbe preoccupare se possibile ancora di più, visto che solo nell’ultimo anno siamo passati dai 230.766 abitanti di gennaio 2021 ai 229.097 di gennaio 2022. Inoltre negli ultimi dieci anni la popolazione in Polesine è calata di quasi dodicimila unità e restiamo la Provincia più “anziana” del Veneto con gli ultra 65enni ben oltre il 25% degli abitanti totali.

Questa tendenza dovrebbe essere per tutti una priorità da affrontare, considerando le difficoltà che provoca e provocherà in vari ambiti – commenta Colombo – Dal mercato del lavoro locale (già ora in difficoltà per alcuni settori) all’ambito sociale, affossando così sempre più il welfare pubblico universale (sanità, istruzione, ecc) a partire dalla tenuta del nostro sistema previdenziale. In tal modo si acuirebbero drammaticamente le già tante diseguaglianze e finirebbe per farcela solo chi può economicamente permetterselo (una minoranza).

Per questi motivi l’evidenza dei dati deve far preoccupare e le ricette per invertire la rotta devono essere trovate fin da ora, non quando è troppo tardi“.

“A livello locale, lo si è ormai detto e scritto molte volte, per frenare il grave fenomeno dello spopolamento è indispensabile che tutti gli attori del Territorio s’impegnino concretamente in sinergia per favorire uno sviluppo economico e sociale di qualità (da un punto di vista del lavoro sotto tutti gli aspetti, delle infrastrutture materiali ed immateriali e conseguentemente dei servizi offerti) per rendere di nuovo attrattivo il nostro Territorio anche per le persone in età da lavoro e contribuendo anche alla crescita della stessa natalità” insiste il segretario generale di Cgil Rovigo.

“Ma inevitabilmente il superamento di tale grave problema (a livello locale come a quello nazionale) non può che passare finalmente anche attraverso una seria e “non urlata” politica sull’immigrazione che, come accade in altri Paese dell’Europa, può contribuire a frenare il calo demografico e le sue gravi conseguenze anche socio-economiche.

In primis si dovrebbe evitare di agitare il tema dell’immigrazione come una sorta di clava per colpire l’immaginario delle persone, parlandone alla “pancia” con narrazioni fuorvianti, e scatenando, solo per egoistici calcoli elettorali, diffidenze se non addirittura odio. Purtroppo anche l’inizio dell’attuale campagna elettorale non è rassicurante in tal senso.

Invece di trattare per pur calcolo elettorale l’immigrazione solo come un problema di pubblica sicurezza – continua Pieralberto Colombo – sarebbe necessario ragionarci con oggettività e consci che uno dei maggiori problemi del nostro Paese nei prossimi 20 anni sarà invece quanto dimostrato dalla ricerca della Fondazione “Di Vittorio”.

Oltre che essere legata al primo e fondamentale aspetto della solidarietà umana che è sempre stata una caratteristica delle nostre comunità territoriali inclusive e che va mantenuta, la vera accoglienza delle persone straniere più in difficoltà può aiutare la stessa sostenibilità del nostro sistema di welfare e dello stesso mercato del lavoro, come si è ben visto anche in Polesine. Lo si è giustamente dimostrato con l’emergenza dei profughi ucraini, con una modalità di gestione replicabile anche per i molti altri profughi che fuggono da guerre o devastanti carestie, spesso dovute ai cambiamenti climatici di cui, come Occidente, siamo tra i primi responsabili. Non ci sono profughi “doc” ed altri meno: guerre, distruzioni, carestie sono purtroppo identiche a tutte le latitudini.

Per questo, se si vuole affrontare davvero il grave problema del costante calo demografico, anche le politiche migratorie vanno gestite senza demagogie ma seriamente. A partire dal riconoscimento della cittadinanza alle/i tante/i ragazze e ragazzi che vivono ormai stabilmente nella nostra Società e frequentano le nostre scuole. Abbiamo il dovere di farli sentire compiutamente nostri concittadini integrati e non invece un corpo separato che finisce per alimentare altre diffidenze reciproche.

Accanto a ciò, è necessario costruire veri e stabili canali d’ingresso per ricerca di lavoro regolare, accompagnati da politiche serie d’integrazione (non solo di pubblica sicurezza), investendo così sulle politiche migratorie anche come fattore di riequilibrio e di risposa ai cambiamenti demografici.

In questo modo si affronterebbero in modo costruttivo, senza agitare inesistenti fantasmi, due temi correlati è così importanti per il nostro futuro” conclude il segretario generale di Cgil Rovigo.

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