ROVIGO – Una lettura articolata, tra soddisfazione e cautela, quella espressa dal Gruppo Bachelet all’indomani del referendum sulla riforma della magistratura.
«Il ritorno al voto e il risultato referendario sono due motivi di grande soddisfazione – affermano –. Gli elettori hanno respinto una riforma che metteva in discussione l’equilibrio tra i poteri dello Stato». Un esito (LEGGI ARTICOLO) che, secondo il gruppo, richiama la necessità di recuperare uno “spirito costituente”, ritenuto oggi assente nel dibattito politico.
Non un risultato scontato, anzi. «Molti davano per acquisita la conferma della riforma e prevedevano un’ulteriore disaffezione al voto», mentre invece – sottolineano – «sono stati soprattutto i giovani a sorprendere, rilanciando partecipazione e difesa della Costituzione».
Sul tema della cosiddetta “politicizzazione” del voto, la posizione è netta: «Era inevitabilmente anche un voto politico, trattandosi di una riforma proposta dal Governo».
Ma accanto alla soddisfazione emergono anche alcune preoccupazioni. Il primo rischio, secondo il Gruppo Bachelet, è quello di interpretare il risultato come un automatismo elettorale: «Pensare che i voti del NO siano già disponibili per un’alternativa politica è un errore».
Critiche anche alle prime mosse dell’opposizione nazionale, accusata di concentrarsi più sul “chi” che sul “come” e sul “cosa” proporre agli elettori.
Non manca poi un passaggio sulla giustizia: «Non si può ritenere che tutto vada bene così. I tempi restano troppo lunghi e i margini di miglioramento ci sono».
Lo sguardo si sposta infine sul territorio. Nel Nord-Est e nel Polesine, dove il SÌ ha prevalso, il risultato viene definito «non soddisfacente», così come quello delle elezioni suppletive, pur con segnali interessanti nel capoluogo.
Un riconoscimento viene comunque espresso per la candidatura di Giacomo Bovolenta (LEGGI ARTICOLO), giudicata coerente e radicata nel territorio, a fronte dell’elezione del candidato del centrodestra, definito «estraneo al Polesine».
Da qui l’invito a una riflessione più ampia anche a livello locale: «Le opposizioni devono lavorare per far emergere limiti e incongruenze dell’attuale amministrazione e costruire un’alternativa credibile».
Il referendum è andato bene, ma non basta. “E se qualcuno pensava di aver già vinto anche il resto, forse è meglio che si sieda un attimo e riguardi i numeri”.












