La consigliera regionale de Le Civiche Venete chiede interventi urgenti su stipendi, organici e attrattività professionale: “Non basta tamponare l’emergenza, serve salvare la sanità pubblica”

VENEZIA – La crisi del personale sanitario in Veneto non può più essere affrontata con misure temporanee o soluzioni emergenziali. È il messaggio lanciato dalla consigliera regionale Rossella Cendron, del gruppo Le Civiche Venete, che interviene con forza sul tema della crescente carenza di infermieri e operatori socio-sanitari.

Secondo Cendron, l’approvazione della mozione presentata dalla collega Anna Maria Bigon rappresenta un primo segnale positivo, ma non sufficiente rispetto alla portata del problema. “I numeri parlano chiaro: siamo di fronte a una crisi strutturale che rischia di compromettere il futuro della sanità pubblica veneta”, afferma la consigliera.

Dal 2019 al 2024, infatti, il Veneto ha registrato quasi 5mila dimissioni volontarie di infermieri, dato che evidenzia una difficoltà crescente nel trattenere professionisti formati all’interno del sistema regionale. A questo si aggiunge il progressivo invecchiamento del personale attualmente in servizio, con una quota significativa vicina alla pensione.

Per Cendron, il ricorso sempre più frequente al reclutamento internazionale, pur rappresentando una risposta immediata, non può trasformarsi nella strategia principale.

“Il Veneto è oggi tra le prime regioni italiane per ricerca di infermieri stranieri. È una misura comprensibile nell’immediato, ma non può sostituire una politica seria che renda di nuovo attrattiva la professione per i giovani formati nei nostri territori”.

Tra le principali criticità vengono indicate retribuzioni insufficienti, carichi di lavoro elevati e difficoltà nella conciliazione tra vita privata e professionale, elementi che scoraggiano nuove iscrizioni ai corsi universitari e alimentano l’abbandono del settore.

La consigliera richiama inoltre il rischio che anche i grandi concorsi pubblici possano risultare inefficaci se limitati alla stabilizzazione del personale già impiegato, senza un reale incremento degli organici disponibili.

La situazione appare critica anche nel settore socio-sanitario e nelle RSA, dove mancano migliaia di operatori, costringendo molte strutture a cercare personale all’estero. “La vera sfida non è solo coprire i vuoti di oggi, ma creare condizioni che impediscano nuove carenze domani”, sottolinea Cendron.

Per questo, Le Civiche Venete chiedono aumenti salariali, incentivi regionali, piani straordinari di assunzione e una strategia complessiva capace di restituire prospettiva e dignità a professioni considerate centrali per la tenuta del sistema sanitario.

Senza infermieri e operatori adeguatamente valorizzati – conclude – ogni riforma, dalle Case di Comunità agli Ospedali di Comunità, rischia di restare soltanto sulla carta”.

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