ROVIGO – La nomina dei nuovi direttori generali delle aziende sanitarie venete, tra cui Mauro Filippi alla guida dell’Ulss 5 Polesana (LEGGI ARTICOLO)., segna per la sanità regionale un nuovo passaggio cruciale. Ma per il sistema sanitario pubblico la sfida che si apre nei prossimi mesi è tutt’altro che semplice.
A sottolinearlo è Vanni Borsetto, ex consigliere comunale e rappresentante del Forum dei Cittadini di Rovigo, che richiama l’attenzione sulla scadenza fissata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza: entro il 30 giugno 2026 dovranno essere avviate le cosiddette “Case di Comunità”, strutture territoriali pensate per alleggerire il carico sugli ospedali e offrire assistenza più vicina ai cittadini fragili.
Secondo Borsetto, tuttavia, il quadro di partenza è complicato da anni di politiche che hanno indebolito la sanità pubblica. «Sul sistema sanitario – afferma – pesano quindici anni di scelte sbagliate, con un’attenzione crescente verso il privato. Per molto tempo si è parlato delle eccellenze della sanità veneta, ma oggi dobbiamo fare i conti con una forte carenza di personale».
Il riferimento è ai dati sugli organici: negli ospedali veneti, secondo la nota, mancherebbero circa 10 mila tra medici, infermieri e operatori sociosanitari rispetto alle dotazioni previste. Una situazione che, a giudizio di Borsetto, rischia di compromettere proprio il progetto delle Case di Comunità.
«Se già negli ospedali c’è un vuoto di professionisti – osserva – diventa difficile immaginare come possano nascere e funzionare nuove strutture territoriali senza personale sufficiente».
La prospettiva, inoltre, appare ancora più critica guardando ai prossimi anni. Secondo le stime richiamate dall’ex consigliere, entro il 2030 potrebbero mancare tra i 700 e gli 800 medici di famiglia, oltre a centinaia di infermieri e operatori sociosanitari tra ospedali e residenze per anziani.
Borsetto evidenzia come le difficoltà non riguardino solo il sistema pubblico. «Nemmeno il settore privato – sottolinea – appare immune da problemi, come dimostrano le recenti dimissioni di operatori da una casa di riposo a Fiesso Umbertiano gestita da un grande gruppo».
Nel frattempo il piano regionale prevede 99 Case di Comunità in Veneto. Ma, ricorda Borsetto, il percorso è ancora lontano dal completamento: finora ne risultano attivate 63, di cui solo tre con il personale completo, mentre altre funzionano con dotazioni parziali.
Un quadro che, secondo il Forum dei Cittadini, diventa ancora più delicato se si considera l’evoluzione demografica del territorio. «Il Polesine – conclude Borsetto – è una delle aree con la popolazione più anziana. Questo significa una crescita inevitabile della domanda di servizi sanitari e sociali. Senza un rafforzamento reale della sanità pubblica, il rischio è quello di avvicinarsi sempre di più a una situazione di forte sofferenza del sistema».
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