ROVIGO – Temperature elevate, assenza di precipitazioni e avanzata dell’acqua salata dal mare lungo il corso del Po. È questo lo scenario che sta mettendo in difficoltà il Delta del Po, nell’area orientale della provincia di Rovigo, dove la risalita del cuneo salino sta causando il blocco dell’irrigazione per centinaia di aziende agricole.
A lanciare l’allarme è Coldiretti Rovigo, che richiama l’attenzione delle istituzioni sulla gravità della situazione e sulla necessità di attivare rapidamente misure straordinarie per fronteggiare una crisi che rischia di aggravarsi nei prossimi giorni.
“Sono passati solo quattro anni dall’ultima siccità – afferma il presidente di Coldiretti Rovigo e Veneto, Carlo Salvan – e oggi ci troviamo nuovamente di fronte a una grave crisi idrica, con previsioni climatiche negative almeno per i prossimi dieci giorni. Non possiamo permetterci di restare fermi: servono soluzioni rapide e interventi immediati, ma anche una programmazione nel medio e lungo periodo”.
Secondo Salvan, il fenomeno della scarsità d’acqua non rappresenta più un’emergenza occasionale, ma una conseguenza della progressiva tropicalizzazione del clima. “Ogni anno – sottolinea – arriva il momento in cui l’acqua scarseggia e il nostro territorio, trovandosi nella parte terminale del Po, è sempre quello che rischia le maggiori sofferenze”.
L’organizzazione agricola evidenzia inoltre il dialogo già avviato con l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Bonifica, Dario Bond, ringraziandolo per l’attenzione dimostrata. Durante l’incontro svoltosi oggi a Porto Tolle è stata avanzata la proposta di coinvolgere anche il Commissario straordinario alla siccità e capo della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano, affinché possa coordinare la gestione dell’emergenza.
“Riteniamo fondamentale – aggiunge Salvan – che la gestione della risorsa idrica avvenga su scala sovraregionale, garantendo disponibilità d’acqua a tutti i territori e non soltanto ad alcuni”.
Al centro delle richieste di Coldiretti vi è anche la realizzazione di un Piano nazionale degli invasi e il finanziamento dei progetti già predisposti dai Consorzi di bonifica. Secondo l’associazione, gli interventi realizzati negli ultimi anni hanno già dimostrato la loro efficacia, ma è necessario accelerare ulteriormente.
“Servono subito risorse economiche per far partire i progetti già pronti – evidenzia Salvan – e, nel frattempo, una gestione ordinata e condivisa dell’acqua lungo tutto il bacino del Po. Non è accettabile che la parte terminale del fiume debba accontentarsi di ciò che resta dopo i prelievi effettuati a monte”.
Da qui l’appello alla politica affinché sostenga economicamente gli interventi straordinari necessari, evitando che i costi ricadano direttamente sui consorziati.
L’allarme di Coldiretti va oltre il comparto agricolo. “Chiediamo alle istituzioni, da quelle provinciali fino a quelle nazionali, di monitorare con la massima attenzione la situazione – conclude Carlo Salvan –. Non stiamo parlando di un problema che riguarda soltanto l’agricoltura, ma l’intero sistema economico e sociale del territorio: turismo, commercio, manifattura e cittadini. Oggi il problema interessa il Po, ma domani potrebbe coinvolgere anche l’Adige. Un Polesine, terra di fiumi, senza acqua non può essere né vivibile né attrattivo. Per questo non c’è più tempo da perdere”.
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