Si stava meglio prima, fanno intendere Cgil, Cisl e Uil che si sono battuti per evitare un taglio del 15% delle ore di assistenza agli ospiti. Oggi la proposta è di un taglio del 20% aggiuntivo

ROVIGO – Il vituperato ex direttore, oggetto delle accuse per anni da parte dei sindacati, ha lasciato una situazione migliore dal punto di vista lavorativo di quanto stanno denunciando i sindacati Cgil, Cisl e Uil in maniera unitaria per il taglio ore di assistenza agli ospiti della casa di riposo di Adria.

Con la presidente Sandra Passadore in 10 anni si è adeguata la struttura, si sono fatte opere e si è raggiunto il pareggio di bilancio, ad oggi invece il Csa di Adria versa in una situazione di sofferenza per oltre 1,1 milioni di euro ed i sindacati sono pronti a riprendere l’agitazione.

“Dalla conferenza stampa del presidente Simone Mori e della direttrice Paola Spinello del CSA di Adria (LEGGI ARTICOLO) emerge in maniera netta che non c’è miglior sordo di chi non vuol sentire. Sette incontri e da parte del Sindacato nessuna proposta? Ci stanno veramente chiedendo di fare una proposta di ridurre le ore di assistenza agli anziani? E’ questa la proposta che vogliono? Allora la risposta rimarrà sempre un netto NO” dichiarano Davide Benazzo Cgil FP, Francesco Malin Cisl Fp, e Maria Cristiano Pavarin Uil Fp.

“Al tentativo della Direttrice di ricondurre la necessità di modifica degli orari a presunti obblighi contrattuali e privilegi di alcuni dipendenti rispondiamo che gli orari in essere sono quelli predisposti dall’allora Direttore Badiale con Lei suo vice; i Lavoratori li hanno solo subiti e rappresentavano un primo taglio di ore assistenziali, del 15%, a cui sono seguite le lotte dove, in piazza con i Lavoratori c’erano gli stessi che oggi fanno scelte industriali peggiori del passato senza aver il coraggio di ammetterlo. Ammettono che gli standard sono obsoleti (“vecchi di 30 anni”) ma poi ribadiscono che fanno come tutti, abbassano il numero di ore dedicate all’Ospite sovraccaricando i turni degli OSS. Ma non dicono che ormai, non solo gli infermieri, ma anche gli OSS stanno scappando da queste strutture perché invivibili e la dimostrazione è la stessa incoerente scelta di sovraccaricare di straordinario chi rimane o di scegliere di lavorare a ranghi ridotti. Ora il sistema è in difficoltà per questioni economiche, ma a breve crollerà del tutto per la mancanza delle professionalità necessarie ad erogare i servizi”.

Nel primo incontro dei sette citati, ci è stato proposto di ridurre il personale in modo ancora più ampio di quanto ci proponevano i predecessori, un ulteriore taglio del 20%. Una proposta chiaramente di stampo industriale che abbiamo rimandato al mittente rimarcando che, se l’unica strategia in campo sul personale da parte del CdA era la medesima, se non peggiore di chi li aveva preceduti, potevano consegnare le chiavi dell’Ente al Sindaco Omar Barbierato e all’ULSS 5 Polesana.

Abbiamo perciò chiesto l’intervento di Barbierato dove, il Presidente, particolarmente infastidito, ci ha detto che non avevamo capito, che non si voleva tagliare e che non comprendeva il perché della nostra reazione. I successivi incontri, di tipo tecnico tra RSU e Direzione, che possiamo solo definire inutili per come si sono svolti e per la poca disponibilità all’ascolto e al confronto, avevano un unico filo conduttore: che i lavoratori accettassero il taglio proposto. Nessun vero confronto, ma solo la necessità di dimostrare una finta volontà di condivisione e trasparenza dove l’obiettivo è stato e rimane il tentar di far passare una riduzione delle ore assistenziali agli Ospiti per ridurre i costi. Poco piacevole vedere nella Direttrice un ulteriore tentativo di raccontare una realtà ben diversa.

Qual è la posizione dell’Amministrazione Comunale e del Sindaco in merito alla volontà di tagliare i servizi del Csa di Adria?

Il 29 agosto ci riuniremo con i Lavoratori per valutare un nuovo inizio della protesta, ma anche disponibili ad incontrare, con gli stessi Lavoratori, il CdA, per far capire loro, per l’ennesima volta, il declino, che anche loro stanno scegliendo, verso il quale stanno andando queste strutture” concludono i sindacati.

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