SAN MARTINO DI VENEZZE (Rovigo) – Nel pomeriggio del 4 novembre, intorno alle 14, Mirco Furlin 47enne operaio residente a Monselice (Padova), ha perso la vita cadendo da otto metri mentre lavorava sul tetto di un silos presso l’azienda che tratta il mais situata in via Madonnina 370, tra San Martino di Venezze e Mardimago (provincia di Rovigo).
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i mezzi del Suem 118 – ambulanza e automedica – insieme ai carabinieri e al Spisal, l’ufficio per la sicurezza sul lavoro che assume funzione di polizia giudiziaria in caso di infortuni gravi. Purtroppo, per l’uomo non c’è stato nulla da fare. Era un operaio dipendente di una ditta esterna, con sede a Piacenza d’Adige, che era stata incaricata dei lavori. L’incidente è avvenuto davanti a un collega.
La dinamica, ora al vaglio degli inquirenti, richiama quanto accaduto lo scorso 21 marzo nel vicino territorio del Polesine: un operaio di 41 anni, impegnato su un silos alto dieci metri presso la Grandi Riso Spa a Pontelagorino (Ferrara), è precipitato morendo sul colpo.
A sua volta, la tragedia si aggiunge a un altro incidente mortale registrato in Polesine solo una settimana prima: un giovane di 29 anni, residente a Taglio di Po, schiacciato da un macchinario nell’azienda di prefabbricati in cui lavorava.
Nel marzo 2025, a Pontelagorino (Ferrara) – comunque strettamente collegato alla provincia di Rovigo in termini di bacino lavorativo – un operaio di 41 anni residente a Rovigo ha perso la vita cadendo all’interno di un silos di un’azienda di risicoltura.
Nel febbraio 2024, un uomo di 59 anni residente nella provincia di Rovigo è morto schiacciato da un automezzo-cisterna mentre lavorava in un’area privata a Guarda Ferrarese.
I dati regionali segnalano che nei primi sei mesi del 2025 nella regione Veneto si sono registrate 51 morti sul lavoro, con un +82% rispetto allo stesso periodo del 2024.
In particolare, la provincia di Rovigo risulta con un indice di incidenza di mortalità sul lavoro pari a circa 20,0 morti ogni milione di occupati, collocandosi nella “zona rossa”.
Questo nuovo tragico episodio mette nuovamente in evidenza la fragilità delle condizioni di sicurezza in lavori “in quota”, come quelli su silos o su strutture elevate, in imprese agricole o agroindustrial-logistiche. Le cadute da altezze rilevanti – otto metri nel caso odierno, circa quattro metri nel precedente di marzo – continuano a configurarsi come fattori di mortalità elevata.
In un contesto in cui la provincia di Rovigo e il Veneto registrano numeri inaccettabilmente elevati, la necessità di azioni preventive, controlli stringenti e formazione mirata diventa urgente. I sindacati lamentano la persistente carenza di organico negli enti di controllo, e la mancanza di una “cultura della sicurezza” diffusa tra le imprese e i lavoratori.
La morte sul lavoro non è più un’eccezione: i dati confermano un andamento in peggioramento nelle regioni del Nord-Est, e il solo Veneto ha accertato un +82% di decessi nel primo semestre del 2025 rispetto al 2024.
Le attività agricole e di trattamento dei prodotti (come mais o riso) presentano rischi specifici: silos, strutture elevate, manutenzioni in quota, movimentazione di materiali e macchinari.
Il dato “locale” – provincia di Rovigo – diventa significativo perché mostra che anche in territori meno densamente industrializzati la mortalità sul lavoro resta elevata.
Sempre per il Veneto, nei primi cinque mesi del 2025 i decessi erano 38 (contro 19 nello stesso periodo 2024).
Per i primi 8 mesi del 2025 in Veneto si segnalavano 76 decessi (contro 48 nello stesso periodo 2024)
La provincia di Rovigo, pur in un recente passato riconosciuta come una delle aree più “virtuose” in tema di sicurezza sul lavoro, è entrata nella cosiddetta “zona rossa” secondo l’osservatorio Osservatorio Vega, ovvero con un’incidenza di mortalità sul lavoro superiore di oltre il 25% rispetto alla media nazionale.


















