ABANO TERME (Padova) – Uil Fpl di Rovigo in prima fila al presidio ad Abano Terme, culmine dello sciopero dei lavoratori per il rinnovo del contratto sanità privata, scaduto dal 2018, e dei contratti Aris Rsa ed Aiop Rsa, scaduti invece dal 2012.
“È una vergogna – il commento di Attilio Minichini, Segreteria provinciale
Uil Fpl Rovigo – che non dà la giusta dignità a lavoratori che sono la spina dorsale di strutture che svolgono servizi essenziali, lavoratori che seppur sempre a contatto con impegno ai pazienti, sembrano considerati figlio di un Dio minore. È giusto che anche il privato si adegui al pubblico. È giusto che chi opera in ambito sanitario abbia giuste retribuzioni e soprattutto non sia costretto a rinunce che vanno poi a intaccare la qualità della vita personale e, quindi, a ben vedere, il servizio che viene offerto agli assistiti.
È il primo momento di mobilitazione che ci vede impegnati su più fronti al quale, supponiamo, ne seguiranno altri fino a quando non verrà sbloccata questa situazione. Si è visto di tutto durante questo stato di agitazione, bandiere incerottate, bandiere strappate. Qualcuno ci ha detto che deturpavano la vista. Quello che non si vede ma deturpa davvero l’immagine delle strutture è il mancato riconoscimento di diritti e dignità dei lavoratori.
Con un’inflazione che negli anni scorsi è andata alle stelle, non è pensabile non rinnovare i contratti in modo adeguato c’è bisogno di dare risposte adeguate al personale altrimenti il rischio reale è di fuga di operatori da queste strutture che cominciano ad essere sempre meno appetibili, vista la carenza di personale, infermieri, tecnici, operatori”.
“In Polesine – sottolinea Attilio Minichini – l’adesione allo sciopero è stata consistente nelle tre strutture sanitarie, mentre nelle Rsa è stata al minimo perché sono già al minimo i dipendenti di queste strutture. E quando chiediamo di aumentare il numero degli Oss ci viene risposto non se ne trovano. Il perché è abbastanza ovvio: se non vengono pagati il giusto, preferiscono altro. Così che anche chi è dentro pensa ad andarsene e chi resta deve sobbarcarsi carichi di lavoro sempre maggiore”.
Come ha sottolineato Francesco Menegazzi della Segreteria Regionale della Uil Fpl Veneto con delega alla Sanità: “Aiop e Aris continuano a dire che debbano essere lo Stato e le Regioni a dover sostenere i costi del rinnovo contrattuale: un’affermazione delirante che non può essere accolta, e che non vede alcun rischio d’impresa da parte dei datori di lavoro. Peraltro in Veneto le tariffe del privato accreditato sono già alte rispetto al resto dell’Italia, tant’è che sta diventando territorio appetibile per investitori extraregione”.













