Un dipendente pagherà più del doppio di Irpef di un professionista, la Cgil scende in piazza anche a Rovigo

Le ragioni dello sciopero generale del 14 dicembre 2022 che vedranno due presidi simbolici: presso l’azienda Agritalia per il settore privato, all’Iras di Rovigo per il pubblico

ROVIGO – Nessun dubbio per Pieralberto Colombo, segretario generale di Cgil Rovigo, nell’affermare che la mobilitazione è necessaria per cercare di cambiare una legge finanziaria che impoverisce lavoratori e pensionati, non dà risposte a giovani e donne, favorisce evasori fiscali e liberi professionisti benestanti.

Anche a Rovigo, come nel resto del Veneto, è stato quindi proclamato lo sciopero generale di 4 ore (8 ore in alcuni settori) per mercoledì 14 dicembre. Due presidi a Rovigo in occasione dello sciopero generale del 14 dicembre 2022 di Cgil di fronte a due importanti strutture di valore simbolico: per il settore privato l’azienda Agritalia a Rovigo dalle ore 9,00 alle 10,00 e per il settore pubblico di fronte all’Iras, oggi in grande difficoltà come quasi tutto l’ambito socio-sanitario del territorio, dalle ore 10,30 alle 11,30.

“Dopo una campagna di assemblee territoriali e nei luoghi di lavoro per condividerne le ragioni, lo sciopero generale si rende necessario per contrastare i provvedimenti del Governo previsti nell’ormai imminente legge finanziaria. Avevamo detto che avremmo giudicato anche questo Governo dai fatti e la ampia maggioranza dei fatti, in un provvedimento importante, vanno nella direzione opposta rispetto alla valorizzazione del lavoro ed alla lotta urgente alle diseguaglianze che colpiscono lavoratori, pensionati e disoccupati. Ecco quindi che, come accaduto con il precedente Governo a dicembre 2021 sui temi di lavoro e fisco, diventa inevitabile la mobilitazione. E’ vero che le risorse non sono infinite ma proprio per questo nel loro utilizzo bisogna fare delle scelte precise su dove investirle e quanto previsto ad oggi, senza un vero confronto preventivo con le Organizzazioni sindacali, nella prossima finanziaria non va bene” afferma il segretario generale Colombo.

“Si è molto parlato, forse per calcolo elettorale, mesi fa della piaga del lavoro precario e del lavoro povero (con i salari più bassi d’Europa in molti casi) e con milioni di persone dentro la soglia della povertà pur lavorando. Come Cgil avevamo proposto non solo il superamento delle forme più estreme di precariato – che colpiscono soprattutto giovani e donne – con un unico contratto d’ingresso a tempo indeterminato vero con contenuto formativo, l’introduzione del salario minimo che avesse come riferimento il “trattamento economico complessivo” dei CCNL firmati dalle OOSS comparativamente più rappresentative con l’estensione “erga omnes” di tali CCNL per combattere i cosiddetti contrati pirati che penalizzano salari e diritti. Ed invece i provvedimenti previsti dal Governo, non solo escludono espressamente alcune di queste proposte ma addirittura reintroducono ed allargano l’utilizzo dei voucher.

Per combattere il lavoro povero abbiamo da tempo, anche unitariamente, proposto anche una vera riforma fiscale in senso progressivo come leva di redistribuzione del reddito a favore delle parte più in difficoltà di lavoratori dipendenti e pensionati (che da sempre pagano per intero le tasse), facendo inoltre salire la decontribuzione a favore dei lavoratori fino al 5% (non il 2 e 3% previsti assolutamente insufficienti., per recuperare quantomeno una mensilità. Ricordiamo che proprio la Provincia di Rovigo, rispetto al resto del Veneto, rimane quella con il reddito pro-capite da lavoro dipendente e pensione ampiamente più basso, con circa 17mila euro lordi di reddito medio pro-capite annuo, con la fascia d’età tra i 21 ed 30 anni che non raggiunge i 16mila euro annui lordi (dati dichiarazione redditi anno 2022 – Caaf Cgil Rovigo). Invece viene proposta dal Governo una flat tax per i lavoratori autonomi fino ad 85.000 euro di reddito, ampliando anche qui le diseguaglianze: così dipendenti e pensionati saranno tassati il doppio rispetto a chi ha un reddito da lavoro autonomo di 3 volte superiore ad essi. A ciò si aggiungano vari condoni più o meno mascherati, persino per le rendite finanziarie.

Nessun investimento vero nel pubblico, nonostante le gravi carenze di personale, ed una spesa per la Sanità ed il Sociale che rischia di farci tornare non come prima della pandemia ma peggio di prima. Basti pensare alle ormai croniche carenze di personale socio-sanitario anche nel nostro Territorio, soprattutto per alimentare davvero la medicina di base. Tutto ciò rischia fortemente di far venire meno la garanzia di servizi universali garantiti a tutti e di favorire il ricorso al “privato”, alimentando ulteriormente le diseguaglianze tra chi può permetterselo e chi non può.

Mentre avevamo proposto un allargamento della platea dei pensionati che usufruiscono delle “quattordicesime”, il Governo, per finanziare la flat tax e sanatorie fiscali varie, blocca invece la rivalutazione delle pensioni, ferma da 11 anni con risparmio complessivo per lo Stato di circa 100 miliardi in undici anni, a partire dai 2.100 euro lordi al mese. Rivalutazione che non significa aumento ma solo recupero del poter d’acquisto perso a causa dell’inflazione. Si sottraggono così oltre tre miliardi di euro a circa 3 milioni di pensionati. Ed il limite di reddito lordo imposto non penalizza certo i ricchi ma pure i pensionati che hanno versato oltre 40 anni di contributi previdenziali e sono operai turnisti, portuali, dipendenti di medio livello della pubblica amministrazione e così via. Mentre le pensioni minime vengono innalzate di pochi euro lordi al mese e la modalità “opzione donna” viene talmente limitata da renderla quasi inutilizzabile.

Zero nelle politiche industriali e di transizione ambientale ed energetica che necessitano invece, come chiediamo da tempo, di un forte governo pubblico. Anzi non si trova di meglio che consentire le trivellazione per la ricerca e sfruttamento di nuovi giacimenti di metano (combustibile non certo rinnovabile ma inquinante e di derivazione fossile) anche nel nostro Delta del Po con possibili gravi conseguenze di subsidenza per il nostro Territorio già fragile e con il rischio di penalizzare importanti settori per noi vitali come la pesca ed il turismo.

Molte sono le ragioni pertanto che ci portano a mobilitarci fino allo sciopero. Vanno contrastati fin da subito atti che hanno un chiaro e dichiarato indirizzo politico che rischia di riproporre vecchi modelli di sviluppo che penalizzano i lavoratori ed i pensionati, che svalutano il lavoro, con gravi costi sociali e senza far crescere davvero tutto il Paese” conclude la segreteria generale di Cgil Rovigo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

Ultime notizie