ROVIGO – ”Bonifica +10” è il secondo appuntamento di questo 2024, dopo “Bonifica H24” svoltosi a maggio, organizzato dal Consorzio Adige Po nella sua sala convegni di Via Verdi a Rovigo. Si svolgerà venerdì 29 novembre alle 9.00 a Palazzo Campo, e prevede crediti formativi per l‘ordine degli Ingegneri, degli Architetti e dei Giornalisti.
La temporalità dei due eventi, maggio e novembre, vorrebbe divenire un appuntamento fisso anche per i prossimi anni.
Mentre “Bonifica H24” sottolinea come la cura del territorio richiede un lavoro costante ed incessante nel tempo, “Bonifica +10” connota dal punto di vista fisico la peculiarità del nostro Polesine.
“Infatti non tutti sanno spiega Marco Volpin, Direttore Generale Consorzio Adige Po – che nella consuetudine della produzione delle carte altimetriche, nel nostro comprensorio, si aggiungono sempre 10 metri alla quota sul livello del mare.
Questo veniva fatto dai Consorzi per evitare di lavorare con numeri negativi nel caso di quote al di sotto del livello del mare, come è per buona parte del Polesine.
Questa modalità di lavoro si sta perdendo con la digitalizzazione, ma descrive in modo immediato e sintetico la particolarità della provincia di Rovigo.
Il tema del convegno, ‘Collaborazione tra enti nella gestione idraulica del territorio’ deriva da una riflessione complessiva sulla necessità di risposta immediata ai cambiamenti climatici. In attesa che si metta in moto una stagione di investimenti strutturali, che richiederà tempo, cosa possiamo fare per dare risposte rapide?
Una possibile soluzione è sicuramente cercare di attingere a tutte le riserve disponibili del nostro sistema di gestione idraulica territoriale. Quindi viene da sé che una rinnovata, adeguata alla situazione attuale, trasparente e fattiva collaborazione tra gli enti preposti permetta di andare in questa direzione.
Un ringraziamento va a coloro che hanno accolto il nostro invito: i relatori che parteciperanno alla giornata sono figure di vertice delle rispettive organizzazioni e ci permetteranno sicuramente di avere un quadro completo delle rispettive funzioni nell’ambito della gestione idraulica”.
Questo convegno rappresenta un importante momento di confronto fra enti che, a vario titolo, governano la risorsa acqua, un bene imprescindibile per la vivibilità del nostro territorio ma che purtroppo ad oggi non è più così scontata come un tempo.
“Questo è il motivo per il quale l’unico modo di fronteggiare al meglio l’”emergenza” acqua – spiega Roberto Branco, Presidente Consorzio Adige Po – sia quando abbonda che quando scarseggia, è lavorare in rete, condividendo sia dal punto di vista pratico esperienze tecniche e conoscenze che dal punto di vista programmatico obiettivi, intenti e visioni sulle possibili azioni future.
Il consorzio di bonifica investe buona parte delle risorse derivanti dalla contribuenza nella manutenzione ordinaria della rete interna di canali ma, ad oggi, per fronteggiare gli scenari di rischio e le nuove sfide a cui i fenomeni correlati al cambiamento climatico ci stanno “abituando”, servono investimenti straordinari, possibili solo con risorse altrettanto straordinarie”.
“Solo negli ultimi 5 anni – continua Branco – proprio grazie a linee di finanziamento mirate, abbiamo realizzato opere sul territorio per circa 70 milioni di euro ma alcuni progetti, che gli uffici tecnici consortili avevano già reso “cantierabili”, sono rimasti “parcheggiati” troppi anni nell’attesa delle risorse economiche necessarie alla loro messa a terra. Un esempio su tutti è il progetto di potenziamento del sistema irriguo dell’Adigetto: realizzato nel 2004, ha visto la luce dopo quasi 20 anni, a seguito di opportuna revisione ed aggiornamento, grazie ad un finanziamento PNRR da 30 milioni di euro. I lavori sono iniziati nel novembre del 2023 e termineranno nel settembre del 2025, ad oggi, infatti, siamo perfettamente in linea con il cronoprogramma.
Viviamo sul campo ogni giorno il nostro territorio, lo studiamo, lo camminiamo, e lo respiriamo da vicino, abbiamo le idee chiare su quale sia il miglior modo per salvaguardarlo, cerchiamo di prendercene “cura” e credo sia proprio questa la nostra missione, sia come amministratori che come fruitori della nostra terra: la “cura”. Che è una parola la cui origine è un po’ oscura e dibattuta ma mi piace pensare che contenga in sé il “cuore”, per alcuni deriva infatti dal latino antico “cor”, ed il “sapere”, la “conoscenza”, in greco antico, infatti, “κοέω” è così che si traduce.
Ma se da parte nostra la dedizione in questo senso è massima, abbiamo bisogno di risorse economiche puntuali, mirate e possibilmente con tempistiche adeguate, che ci permettano di concretizzare in opere quest’impegno.
È tutta una questione di tempo sia meteorologico che cronologico”.



















