ROVIGO – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo sconcerto e ferma preoccupazione per il gravissimo episodio di violenza sessuale aggravata avvenuto ad Albarella (RO), ai danni di una ragazza di 17 anni. Secondo quanto riportato dagli organi di stampa (LEGGI ARTICOLO), l’autore del reato sarebbe un uomo di 44 anni, arrestato dopo accurate indagini condotte dalle forze dell’ordine. Al termine delle indagini preliminari, il giudice ha disposto per l’indagato gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. (LEGGI LA VERSIONE DELLA DIFESA DELL’INDAGATO)
“Nel prendere atto della correttezza procedurale dell’iter giudiziario e della presunzione di innocenza, principio cardine dello Stato di diritto, non possiamo tuttavia esimerci dal richiamare l’attenzione pubblica e istituzionale su alcuni elementi di riflessione che riguardano la tenuta culturale e morale del nostro sistema educativo e giuridico.
L’età della vittima, il contesto in cui si è consumato il fatto e le modalità con cui si è svolta l’aggressione impongono una risposta rigorosa e simbolicamente forte da parte delle istituzioni tutte. Ogni atto di abuso nei confronti di un minore rappresenta una violazione non solo della persona ma dell’intera architettura valoriale su cui si fonda una società democratica e civile.
Come docenti impegnati nella promozione e nella diffusione dei diritti umani nella scuola italiana, riteniamo che l’episodio in questione non possa essere confinato alla cronaca giudiziaria. Esso interpella direttamente il mondo educativo, che ha il compito di formare cittadini consapevoli, liberi e capaci di riconoscere i confini inviolabili del rispetto reciproco. Ma interpella anche il sistema giudiziario, chiamato a coniugare la tutela della persona con il principio di legalità, in modo da non alimentare, anche involontariamente, percezioni di inadeguatezza o disattenzione nei confronti delle vittime”.
“L’adozione di misure cautelari non detentive in situazioni che coinvolgono reati sessuali contro minori rischia di generare un pericoloso scollamento tra la domanda sociale di protezione e la risposta istituzionale. È compito delle istituzioni – commenta prof. Romano Pesavento presidente Cnddu – rafforzare il legame di fiducia tra cittadini e giustizia, attraverso decisioni che sappiano essere non solo giuridicamente corrette, ma anche eticamente e pedagogicamente coerenti”.
Il Cnddu esprime piena vicinanza alla giovane vittima e alla sua famiglia, e rinnova l’impegno per una scuola capace di educare alla dignità, alla legalità e alla prevenzione della violenza in ogni sua forma. “Invitiamo inoltre le autorità competenti a rafforzare i protocolli di protezione per le vittime minorenni, promuovendo in parallelo una riflessione seria sulla necessità di un approccio più integrato tra giustizia, educazione e cultura dei diritti umani.
Perché nessuna crescita è possibile dove viene violata l’integrità di una persona. E nessuna civiltà è autentica se tollera il silenzio”.

















