Se lo aspettavano, ma rimane l'amarezza dei cittadini che si sentono lasciati soli ad un destino che non meritano: "Perchè accanirsi così tanto contro questo piccolo centro abitato?"

ROVIGO – Nei giorni scorsi, Regione Veneto, Comune di Rovigo e la società privata APIS RO1 hanno scelto di opporsi al ricorso straordinario al Capo dello Stato, presentato a maggio con il sostegno del WWF Nazionale e firmato da alcuni cittadini di Sarzano proposto dal Comitato.

“Il nostro impegno non è contro qualcuno, ma per qualcosa di più grande: la tutela della salute, il diritto alla partecipazione, la difesa della vivibilità dei nostri luoghi, di una piccola comunità e di un marchio DOP di cui, noi sì, andiamo molto orgogliosi” spiegano da Sarzano.

“Il nostro è un ricorso fondato su motivazioni ambientali, giuridiche e sociali concrete, per chiedere che questo impianto non venga realizzato, vista la portata dell’impatto diretto e duraturo che avrebbe sulla vita della nostra comunità.

Ci amareggia vedere che, dopo mesi di comunicati stampa, segnalazioni, incontri pubblici e richieste di confronto, le stesse istituzioni che si dicono al fianco dei cittadini abbiano scelto di sostenere, con mezzi e risorse ben più consistenti delle nostre, un progetto privato portato avanti da un’azienda che si presenta come agricola, ma che nei fatti sembra rispondere a logiche industriali e sovra-territoriali, più vicine a dinamiche da grande gruppo che a quelle di una realtà rurale locale.

La loro risposta conferma ciò che da tempo percepiamo: ci si dichiara vicini all’agricoltura e alle comunità locali, ma quando è il momento di trasformare quelle parole in gesti concreti, si preferisce restare in silenzio, o nascondersi dietro la comoda formula degli “atti dovuti”.

A Sarzano è in gioco la salute pubblica, la sostenibilità agricola, la qualità della vita e la protezione dell’unica Dop dell’agricoltura polesana, legata alla coltivazione dell’aglio che avviene proprio nei pressi di dove dovrebbe sorgere l’impianto. Per non parlare della svalutazione degli immobili.

In un contesto già segnato da un’elevata concentrazione di impianti – dalla discarica di Villadose al trattamento rifiuti di Sarzano, dall’impianto del fluff di Mardimago (ancora in bonifica) fino allo stabilimento ENI di Mardimago / Boara e al progetto parallelo che prevede la costruzione di un impianto di biometano a firma di Ecoambiente – l’aggiunta di un ulteriore impianto produttivo da quasi 10 ettari rappresenta una forzatura che ci sembra inaccettabile.

Lo diciamo con rispetto, ma con fermezza: in un territorio già così provato, continuare a procedere per (presunti) “atti tecnici” senza ascoltare i cittadini, senza una visione d’insieme, procedendo per singole autorizzazioni è, di fatto, una scelta che pesa molto su una piccola comunità come quella di Sarzano. Questa scelta di agire “per pezzi”, senza ascoltare e senza avere un’idea chiara d’insieme, finisce per rompere i legami con la comunità.

Le decisioni che arrivano dall’alto, senza chiedere a nessuno, hanno fatto perdere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Perchè accanirsi così tanto contro questo piccolo centro abitato?” si chiedo dal Comitato di Sarzano.

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